Turismo dell’orrore


Il naufragio della nave da crociera Costa Concordia difronte le coste dell’isola del Giglio è diventato luogo di attrazione turistica, intere famiglie o singoli curiosi  hanno deciso di fare la loro gita domenicale nei luoghi della tragedia.

Un safari dell’orrore, dove il  relitto  della nave incastrata tra gli scogli diventa lo sfondo ideale per una macabra foto ricordo di una tragedia, da poco accaduta e di cui si contano 13 vittime accertate e 26 ancora i dispersi.

In passato abbiamo già assistito a questi veri e propri tour degli orrori, come ad Avetrana decine di persone in fila per fare una foto o un video del garage dove sarebbe avvenuto l’omicidio di Sarah Scazzi; o la casa di Cogne dove il 30 gennaio 2001 veniva massacrato il piccolo Samuele Lorenzi, che resta ancora in cima alla classifica del turismo dell’orrore.

Il circolo mediatico creato spesso intorno ad eventi tragici come un omicidio o la morte di tante persone, crea nella mente dei cittadini un senso empatia, di appartenenza, di vicinanza, che trova sua massima espressione guardando e toccando con i propri occhi, e non attraverso quelli della televisione quei luoghi dove si è consumato un brutale delitto e dire così “Anch’io c’ero”.

Maria Chiara Coco

 

Un pensiero riguardo “Turismo dell’orrore

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  1. Turismo alimentato da non poche trasmissioni televisive dove con dovizia di rappresentazioni plastiche in scala l’insetto di turno (pagato da noi cittadini) fa spettacolo sul dolore della gente. Suggerisco in tali circostanze di spegnere il televisore.

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