«Conformemente alla migliore tradizione degli scrittori siciliani, in Bufalino convivono un’inequivocabile identità isolana […] e un forte respiro cosmopolitico, un bisogno assai radicato di dialogare, appropriandosene, con le linee principali della cultura europea» così Zago, nella sua opera “Bufalino, fedeltà e letteratura” interpreta la figura dello scrittore siciliano. Spesso, in quanto siciliana, mi ritrovo in pieno in ogni centellinata parola di quest’autore, con la voglia di scappare dall’ “isolitudine” da un lato, ma dall’altro con l’onore di possedere la sicilianità, qualità che non è facile da spiegare o descrivere con le parole che possono non rendere giustizia. Gli artisti portavoce del sano campanilismo siculo, della sua bipolare tensione insita in ogni siciliano, propedeutico allo sviluppo della ragione stessa, sono ormai davvero pochi.
A portare il vessillo della Sicilia con responsabilità e amore incondizionato, donandole rinnovato lustro nell’ambito dell’arte della moda è la stilista catanese Marella Ferrera. Grande obiettivo di rivalutazione territoriale e culturale quello che si è posto l’artista rinunciando ad “AltaRoma 2012”, saldando ancor più le radici in Sicilia e sottolineando che, in un periodo di crisi ( economica), non bisogna abbandonare la regione; infatti, con saggia e oculata osservazione, attraverso la scelta della stilista si può intuire la volontà del “ri – creare” partendo appunto dal luogo d’origine, l’incipit primordiale, dove ella vive, un luogo che, forse, per molti addetti ai lavori e non solo, continua ad essere trattato “come l’ultima ruota del carro”. « E’ un fatto etico – precisa la stilista – prima che commerciale. Ho riconsiderato il mio lavoro, comprendendo che è necessaria una nuova fase. Avverto un ottimismo non indifferente nel mio animo. E’ l’energia della Terra di Sicilia. E’ qui che voglio creare, sublimando una regione ferita, dimenticata. Ripartendo con un concetto di made in Sicily che ci avvicini sempre più al Mediterraneo ( … ) La presentazione della mia collezione primavera estate 2012/2013 sarà fatta qui a Catania e non escludo un grande evento volto al mediterraneo, magari su una delle nostre isole più ferite, forse anche Lampedusa. Io personalmente non rinuncio alla bellezza e non rinuncio al fatto di poterla creare proprio ”nel continente…” chiamato Sicilia” » . Grande sfida dunque per la stilista Marella Ferrera, tenace, sognatrice, tradizionalista, energica e già consapevole di quanto i meccanismi dell’alta moda siano tiranni e lontani dalla cara Trinacria, dove tutto quindi diviene, purtroppo, più lento e difficile.
“Capire la Sicilia significa dunque per un siciliano capire se stesso, assolversi o condannarsi. Ma significa, insieme, definire il dissidio fondamentale che ci travaglia, l’oscillazione fra claustrofobia e claustrofilia, fra odio e amor di clausura, secondo che ci tenti l’espatrio o ci lusinghi l’intimità di una tana, la seduzione di vivere la vita con un vizio solitario. L’insularità, voglio dire, non è una segregazione solo geografica, ma se ne porta dietro altre: della provincia, della famiglia, della stanza, del proprio cuore. Da qui il nostro orgoglio, la diffidenza, il pudore; e il senso di essere diversi.” L’isola Plurale , Gesualdo Bufalino.
Differenti parallelismi culturali, in letteratura e nell’arte ma con un fil rouge comune: capire la Sicilia, interpretarla, promuoverla, “tirarle fuori l’anima” come ha fatto Bufalino, come fa quotidianamente Marella Ferrera con le sue creazioni.
Alessia Aleo







eccellente articolo. Coloratissima iconografia paradigmatica e profondi parallelismi culturali. Complimenti vivissimi