La necessità dello status quote rosa. Priorità: facilitare l’inserimento delle donne nella vita politica.


Il tema delle cosiddette quote rosa, ovvero quote minime di presenza femminile all’interno delle Pubbliche Amministrazioni, è da anni al centro di dibattiti ed è un problema grave a livello mondiale. Nel 1975 nei parlamenti di tutto il mondo le donne erano il 10,9%, nel 2010 sono salite al 18% cioè, un aumento del 7% in 35 anni, con questo ritmo ci vorranno 160 anni per raggiungere la parità.

In paesi come l’India, dove la disparità tra uomini e donne è molto accentuata, si stanno dotando di strumenti legislativi per risanare questa grave disuguaglianza.

Il Belgio hanno approvato una legge, che prevede una percentuale progressiva di candidature femminili obbligatorie. E in Italia?

Un passo in avanti è stato compiuto in campo aziendale. La scorsa estate infatti, la camera ha dato il via libera definitivo alla legge che introduce le quote rosa nei consigli di amministrazione delle aziende quotate in Borsa e delle società a partecipazione. Le nuove norme che entreranno a pieno regime nel triennio 2015-2018, prevedono che  i consigli di amministrazione e gli organi di controllo delle società dovranno essere composti da un quinto di donne, e in caso di inadempienza scatteranno sanzioni che vanno dalla diffida a pene peculiari.

Ha creato un precedente invece, il ricorso presentato lo scorso anno dai Verdi al Tar del Lazio contro la giunta a ‘sesso unico’ del sindaco di Roma Gianni Alemanno, richiesta accolta dal Tar che ha di fatto azzerato la giunta giudicando insufficiente il numero di donne nominate nella giunta capitolina.

In Sicilia, basta fare una breve ricerca sui siti istituzionali delle Pubbliche Amministrazioni, per scoprire che: nelle 9 provincie dell’isola sono state nominate assessore solo 10 donne (Catania e Caltanissetta non hanno donne nelle loro giunte), contro i 71 assessori uomini e i consiglieri provinciali di sesso femminile sono 13, numero ridottissimo rispetto ai 292 consiglieri di sesso maschile (Siracusa, Enna e Agrigento zero consiglieri donna). Nei 57 comuni che compongono la provincia di Catania, la situazione non è migliore: sono solo 48 le donne presenti  nelle giunte comunali rispetto ai 226 assessori uomini e  ben 25 comuni sono privi di donne tra gli assessori.

Accanto a questi dati sconfortanti, vi sono anche delle eccezioni, come il comune di Fiumefreddo, che ha 4 assessori donna e 2 uomini e  Zafferana, che conta in consiglio comunale 7 donne e 6 uomini. Ma questi sono soltanto due casi limite in una regione, come la Sicilia dove la politica resta ancora un affare tutto maschile.

La strada per il raggiungimento di una più equa presenza femminile nelle Pubbliche Amministrazioni e nei cda delle aziende è molto lunga, e forse non servirebbe una legge ad hoc, in quanto assegnare diritti a una persona in base al genere, alla razza o al colore della pelle, sa di ghettizzante; le donne dovrebbero poter far politca ed arrivare ai vertici delle società per quello che valgono, non perchè rientrano in quote.

Maria Chiara Coco

COMUNI

ASSESSORI UOMINI

ASSESSORI DONNA

CONSIGLIERI UOMINI

CONSIGLIERI DONNA

VALVERDE

6

0

13

3

SAN   GREGORIO

5

1

15

3

SAN   GIOVANNI LA PUNTA

4

0

16

3

ACI   SANT’ANTONIO

5

1

17

0

ACIREALE

4

1

31

0

PATERNO’

6

2

29

1

MISTERBIANCO

7

0

27

1

CALTAGIRONE

6

1

28

1

ADRANO

6

2

26

2

ACI   CATENA

5

0

18

0

MASCALUCIA

2

2

18

0

GIARRE

6

0

16

2

GRAVINA

4

0

17

1

BELPASSO

3

0

18

0

BIANCAVILLA

7

0

17

1

TREMESTIERI

7

0

17

1

BRONTE

4

0

17

3

ACI CASTELLO

2

1

18

0

SCORDIA

5

0

17

1

PALAGONIA

4

2

15

0

RIPOSTO

5

2

18

1

MASCALI

4

1

18

0

GRAMMICHELE

5

0

16

2

PEDARA

4

0

19

1

MOTTA   SANT’ANASTASIA

2

1

17

1

RANDAZZO

5

0

17

1

RAMACCA

7

0

17

1

TRECASTAGNI

5

1

12

1

FIUMEFREDDO

2

4

10

2

SANT’AGATA LI BATTIATI

6

0

13

5

ZAFFERANA

3

0

6

7

SANTA   VENERINA

5

0

12

1

VIAGRANDE

6

0

11

1

MILITELLO

4

1

12

1

NICOLOSI

4

1

12

1

SANTA   MARIA DI LICODIA

4

0

8

5

SAN   PIETRO CLARENZA

3

1

12

1

VIZZINI

4

2

13

0

MIRABELLA   INBACCARI

2

2

12

0

LINGUAGLOSSA

3

1

12

1

CALATABIANO

4

4

9

4

MINEO

3

2

12

1

CASTEL   DI IUDICA

2

1

12

1

CAMPOROTONDO

4

0

11

2

MALETTO

2

1

11

2

PIEDIMONTE

2

0

11

2

MAZZARRONE

3

1

12

1

MANIACE

3

0

13

0

SAN MICHELE DI GANZARIA

3

1

12

1

RAGALNA

2

1

11

2

CASTIGLIONE

2

1

12

1

RADDUSA

4

0

11

1

ACI   BONACCORSI

3

1

5

1

LICODIA   EUBEA

2

2

8

5

SAN   CONO

3

0

8

1

SANT’ALFIO

1

2

8

2

MILO

2

1

11

0

Un pensiero riguardo “La necessità dello status quote rosa. Priorità: facilitare l’inserimento delle donne nella vita politica.

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  1. Pienamente d’accordo! E’ deprimente vedere che ci vuole una legge per vedere le donne in politica. Cosa abbiamo di meno da essere considerate come una specie da tutelare! Mettiamoci in gioco anzichè nasconderci dietro queste leggi sessiste!

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