Vecchie e nuove forme di comunicazione tra politica, spettacolo e informazione.


“Nell’agosto 1895 scopersi un nuovo dispositivo che, non soltanto aumentò notevolmente la distanza alla quale potevo comunicare, ma sembrò anche rendere la trasmissione indipendente dagli effetti degli ostacoli interposti. Nel nuovo circuito, uno dei terminali dell’oscillatore di Hertz o produttore di scintille era connesso a terra e l’altra a un conduttore o a una superficie capacitiva posta ad una certa altezza al di sopra del terreno; e così pure al ricevitore uno dei terminali del coherer era connesso alla terra e l’altro ad un conduttore elevato.”  Guglielmo Marconi, 1895

Si apre così la storia della radio, il più importante mezzo di comunicazione che ancora oggi usiamo. Molto differente dalla televisione, venuta al mondo nel 1925 ad opera di John Logie Baird, ma con un obiettivo comune: la Comunicazione.

Nella conferenza, tenutasi il 10 febbraio a Cefalù, si è discusso e dibattuto su  “Vecchie e nuove forme di comunicazione tra politica, spettacolo e informazione”. Questo tema, assai caro ai giovani, è attuale e ricco di sfaccettature.

In testimonianza dell’ importanza della comunicazione, la sessione si è aperta con un video sull’alluvione avvenuta lo scorso anno a Saponara (ME), dove immagini forti hanno dimostrato la gravità del disastro ma anche la forza e il coraggio dei cittadini pronti a ripartire. Le riprese sono state condotte da Giuseppe Zaffino e Gianmarco Vetrano  per la redazione del giornale telematico il “Cittadino di Messina”.

Giorgio Calabrese, nutrizionista e opinionista Rai, apre la conferenza soffermandosi sull’ importanza dell’ obiettivo della comunicazione, specialmente nell’ ambito politico, e dell’ importanza della capacità di esprimersi con chiarezza. Il messaggio è la parte “attiva” dell’atto comunicativo, quella che genera l’effetto di inviare all’ambiente esterno pensieri o informazioni prima contenute solo all’interno della mente dell’individuo che le emette.

Oggi, il mezzo di comunicazione più importante è sicuramente la radio. In rappresentanza di questo nuovo mondo parla Igor Righetti, conduttore di Radio 1 e Miriam Fecchi, conduttrice radiotelevisiva RTL 102.5, che ha concesso un intervista che pubblicheremo interamente nella prossima uscita del giornale.

Il dibattito, moderato da Filippo Cirolli capo segreteria politica regione Sicilia UDC, si apre affermando che la comunicazione è un’arma importantissima che deve essere saper usata per ottenere gli effetti desiderati. Righetti cita l’esempio del pubblicitario francese Jacques Séguéla. Il suo stile pubblicitario è volto a catturare l’attenzione tramite la spettacolarizzazione: l’espediente per riscattare un prodotto dalla propria quotidianità e farlo emergere rispetto alla concorrenza è quello di trattarlo come se fosse una stella del cinema; il mass medium ideale per raggiungere tale scopo è la televisione. Più in generale, secondo la filosofia di Séguéla, la forma che si utilizza è la cosa più importante al fine del contenuto. È calzante l’ esempio del clochard davanti la metropolitana: il cartello <<SONO CIECO AIUTATEMI>> non colpisce come << E’ PRIMAVERA MA NON LA POSSO VEDERE>>.

Dicevamo quindi che la radio arriva prima! È un mezzo fresco e veloce, sposato con la vecchia e la nuova tecnologia. Si interagisce attraverso messaggi, blog, telefonate e soprattutto con il web. È il mezzo per eccellenza alla portata di tutti, dove è fondamentale il contenuto senza tralasciare la forma. Gioca un ruolo essenziale il metalinguaggio: linguaggio per descrivere altri linguaggi, cioè una serie di regole sintattiche che consentono di descrivere le regole sintattiche di una certa categoria di linguaggi.

Successivamente il testimone passa ad Alberto Matano, giornalista del TG1, che interviene sulle differenze tra vecchi e nuovi mezzi di comunicazione e sulla rivoluzione della tecnologia apportando tre esempi pratici dell’ esperienza quotidiana.

In prima istanza la gestione dei costi di una diretta televisiva in confronto a quella radiofonica. In secondo luogo la nascita di Twitter ed altri social network che hanno accelerato la diffusione delle notizie prima delle agenzie di stampa. Non solo su eventi alla portata di tutti ma anche su una informazione che riguarda le istituzioni repubblicane, come è stata la scomparsa del Presidente Oscar Luigi Scalfaro. Nel silenzio assoluto di tutti i media il primo tweet a darne notizia è delle 8.07 inviato da un giovane docente universitario, suo antico collaboratore. Il lavoro di verifica delle fonti e della notizia veniva fatto in diretta, tweet dopo tweet, per evitare bufale, rimbalzando su emittenti televisive, fino alla conferma ufficiale che in agenzia di stampa è arrivata alle ore 9.30. Un’ora e 23 minuti dopo quel primo tweet, insomma, ecco lo spread tra l’informazione social e la stampa tradizionale sempre più costretta ad inseguire e ad arrancare, a poter dare ormai quasi solo un crisma di ufficialità, ma non più capace in molti casi di arrivare per prima. Ecco perché secondo Matano  i nuovi mezz si devono fondere con il lavoro del giornalista che funge ormai da “mediatore delle notizie”. Anche la rivolta dei forconi, cara ai siciliani, non è stata data come notizia dai tg se non come titoli di coda, ma ne hanno fatto successo le testimonianze su facebook o twitter. Ognuno di noi può fare notizia e passare da ruolo di spettatori a soggetti attivi. Ognuno di noi diventa, quindi, notizia

In conclusione la nostra cara tv deve recuperare il dinamismo di una tempo per non farsi sormontare da nuovi mass media che la stanno divorando.

Giuliana Ventura.

6 pensieri riguardo “Vecchie e nuove forme di comunicazione tra politica, spettacolo e informazione.

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  1. Forse fino agli anni ’60 la radio era il primo medium in Italia. La TV la fa da padrona da allora sino a oggi (leggi le diverse ricerche in merito), pur con il boom del web… Poi, che si vuole pubblicizzare l’evento dell’UDC è un altro paio di maniche…

  2. l’ evento politico si distacca dal contenuto dell articolo, l ho citato perché la conferenza è avvenuta dentro quel contesto. la radio sul web oggi ha fatto il boom…i messaggi sono immediati e la comunicazione è più efficace..la tv ormai è “passata di moda” se così si può dire, a mio avviso i programmi che presenta non sono interessanti..

  3. Ciao Giuliana,

    mi fa piacere leggere la tua difesa della radio ma i dati (guarda qui, per esempio: http://punto-informatico.it/2162351/PI/News/istat-italia-domina-televisione.aspx) dicono il contrario.

    Ripeto, è bello vedere che ci siano giovani come te che si appassionino a un medium affascinante come la radio ma gli italiani hanno preferito la radio solo quando esisteva quel mezzo (ovvero dai primi del Novecento fino agli anni Sessanta). Anche se ci sono molte sfaccettature da analizzare e un commento non può esaurirle, ahimé.

    Basta comunque leggere qualche libro sulla storia sociale dei media per capire come si evolve il consumo mediatico in Italia.

    Complimenti ancora per il tuo lavoro e la tua passione.

    Ciao! 😉

  4. Buongiorno,
    Acicastello Informa, si permette di porre l’attenzione alle statistiche sopra citate, che sono risalenti al 2008.
    Nonostente le statistiche siano un continuum oscillare di dati, seppur relativamente piccole, riportiamo di seguito alcuni dati che in prima linea interessano il nostro periodico on line e la web radio Acicastelloonline.it di cui facciamo parte.

    – Nel 2011 l’utenza complessiva della televisione – che resta sempre il mezzo più diffuso nel panorama mediatico italiano – rimane sostanzialmente invariata: il 97,4% della popolazione.

    – La web tv aumenta la sua utenza di ulteriori 2,6 punti percentuali nell’ultimo biennio (l’utenza complessiva sale al 17,8%), mentre la mobile tv rimane a livelli bassi, relegata a un pubblico saltuario e di nicchia (0,9%).

    – Dato di crescita proprio dell’utenza del web, che nel 2011 supera finalmente la fatidica soglia del 50% della popolazione italiana, attestandosi per l’esattezza al 53,1% (+6,1% rispetto al 2009). Il dato complessivo si fraziona tra l’87,4% dei giovani e il 15,1% degli anziani (65-80 anni), tra il 72,2% dei soggetti più istruiti e il 37,7% di quelli meno scolarizzati. Tutti i dati confermano l’affermazione progressiva di percorsi individuali di fruizione dei contenuti e di acquisizione delle informazioni da parte dei singoli, con processi orizzontali di utilizzo dei media in base a palinsesti multimediali personali e autogestiti, basati sulla integrazione di vecchi e nuovi media.

    Speriamo di essere stati ancora più esaustivi e complementari a quanto detto sopra dai nostri utenti e collaboratori. Il nostro obiettivo è l’informazione a 360° . Vi invitiamo a leggere la nuova edizione del nostro periodico on line sabato dalle ore 17:00 .
    Cordialmente.
    La redazione di Acicastello Informa.

  5. Sì, i miei dati sono del 2008. Mi scuso ma andavo di fretta e ho messo online il primo risultato più o meno utile.

    C’è anche un’interessante ricerca della Commissione Europea per le Telecomunicazioni dello scorso 2011 che conferma il trend.

    Comunque, aldilà dei numeri, mi ha incuriosito l’affermazione sull’uso della radio. Perché, come avete scritto anche voi, alla fine la TV la fa sempre da padrona.

    Tuttavia, ho avuto il piacere di conoscere chi lavora dietro la radio e ho apprezzato l’impegno e la passione che mettete per portarla avanti.

    Aggiungo che c’è molto bisogno di dialogare sulla “comprensione dei media”. Soprattutto in Italia che è un Paese molto particolare, come del resto gli altri dell’area mediterranea. E nella nostra regione, dominata praticamente da un solo editore.

    Buon lavoro!

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