Renato Dulbecco, un uomo ed una vita da Nobel


 

 

Se ne è andato lì, Renato Dulbecco, in quegli Stati Uniti d’America dove ha potuto vivere l’esistenza che desiderava, un’esistenza che egli stesso, con le sue straordinarie capacità, ha saputo plasmare. Nasce a Catanzaro il 22 febbraio del 1914, e della sua vita giovanile, e degli anni che in effetti forgiarono il Dulbecco uomo, ricorderemo solo che, trasferitosi in Liguria con la famiglia, imparò ad alimentare la sua intelligente ingegnosità fino alla curiosa iscrizione, a soli 16 anni, alla facoltà di medicina dove ebbe come colleghi, ed amici, altri due grandi primi Nobel italiani: Rita Levi Montalcini e Salvador Luria. Le esperienze di quegli anni, l’aver vissuto la seconda guerra mondiale in prima persona come ufficiale medico prima ed entrando a far parte del comitato di liberazione nazionale poi, portarono a compimento la sua maturazione. In effetti, forse, un uomo non smette mai di crescere; consapevole di ciò, decise che era giunto il momento di sfruttare le sue doti (si laureò a soli 20 anni) da qualche altra parte del mondo, e quale posto migliore per farlo, durante il dopoguerra, se non gli USA? Era il 1947 quando raggiunse Luria, fuggito qualche anno prima a causa delle leggi razziali e quando ebbe la fortuna di incontrare, sulla nave che lo portava verso il “nuovo mondo”, la Montalcini. La cittadinanza statunitense giunse, invece, nel 1953, prima che lo scienziato e medico italiano scoprisse, nel 1960, presso il California Institute of Technology, che i tumori sono provocati da una famiglia di virus che inducono un difetto nel DNA delle cellule; questi virus vennero, quindi, chiamati oncogeni. Tale risultato gli spianò la strada per la candidatura al Karolinska Institut e per la vittoria finale del premio Nobel. Yale gli tributò un altro grande riconoscimento, insignendolo con la laurea Honoris causa in scienze, fu nominato membro dell’accademia dei Lincei, dell’accademia nazionale delle scienze americana ed infine della Royal Society inglese. Pochi uomini al mondo hanno potuto godere di tutti questi onori, eppure, cercò di tenere stretti i rapporti con l’Italia proseguendo le sue ricerche sulla mappa del genoma umano presso l’Istituto di tecnologie biomediche del Cnr di Milano ed accettando, con grande sorpresa di tutto il popolo italiano, l’invito a presentare con Fabio Fazio il Festival di Sanremo del 1999. Dulbecco volle devolvere l’intero suo compenso in un progetto che gli stava particolarmente a cuore, ovvero quello a favore di un rientro in Italia degli scienziati andati a lavorare o studiare all’estero. Ancora oggi il ‘Progetto carriere Dulbecco’ persegue nei suoi sforzi e viene promosso da Telethon. Merita che si sottolinei anche il suo generoso gesto di umiltà quando, durante una conferenza stampa del festival nostrano, si presentò a tutti come un uomo normale, perché, pur essendo uno scienziato di vasta fama, egli non si sentiva diverso dagli altri, e per questo intendeva divertirsi accettando quell’ennesima sfida.

Paolo Vezzoni, amico scienziato di Dulbecco, col quale ha vissuto i primi anni di ricerca nel progetto genoma, ha riferito, in un’intervista al Corriere della Sera, che “era un po’ amareggiato, l’esperienza fatta in Italia lo aveva deluso”, ed ha aggiunto che tale senso di delusione nei confronti del suo paese natale lo aveva accompagnato fino agli ultimi giorni. La scelta del Cnr di abbandonare il progetto genoma, da lui sostenuto a livello internazionale, lo riempì di amarezza, attenuata solo dalle ricerche sulle cellule staminali assegnategli dalla fondazione Cariplo.

Il cordoglio del mondo scientifico, del popolo italiano è condensato nelle, sempre pertinenti, parole del Presidente Giorgio Napolitano: “L’ingegno e la tenacia dei pionieristici studi del professor Dulbecco sulla lotta contro i tumori e sul genoma umano, nel valergli l’alto riconoscimento del premio nobel, testimoniano il potenziale di innovazione della ricerca scientifica e costituiscono uno stimolo affinché il nostro paese sappia, con coerenza, continuare su questa strada e valorizzare appieno le proprie migliori risorse intellettuali”.

Il grande biologo e genetista si è spento a La Jolla (California), dove ancora lavorava presso l’istituto Salk, a quasi 98 anni, il 20 febbraio 2012. Il mondo intero lo ricorda, ed il modo più giusto per farlo, credo, sia seguire le sue enormi orme.

 

Paolo Licciardello

2 pensieri riguardo “Renato Dulbecco, un uomo ed una vita da Nobel

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    Sería parte de un video sobre la doctora Rita Levi Montalcini, el cual se subiría en la página web de la Revista ¿Cómo ves? (http://www.comoves.unam.mx/). Esta revista está dirigida a jóvenes de bachillerato y primeros años de universidad, y es subsidiada por la Universidad Nacional Autónoma de México.

    ¡Muchas gracias!

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