La nuova forma d’arte italiana si chiama BURLESQUE.


Ebbene si, oggi le donne vogliono questo: essere libere di esprimere la seduzione con il loro corpo. Un anno fa, la regina del burlesque Dita Von Teese ha chiuso la prima serata del Festival di Sanremo con uno dei suoi numeri più famosi, il bagno nella coppa di champagne; lo spettacolo in prima visione segna l’ ufficiale riscoperta di questo genere.

L’ etimologia della parola è attribuibile alla definizione francese burlesque, e quindi l’ italianizzato burla. Quella che sembra essere la moda dell’anno affonda in realtà le radici nell’Inghilterra vittoriana, come forma di spettacolo che parodiava i pomposi testi drammatici dei grandi autori del passato e le abitudini dell’aristocrazia del tempo. Ad un’esile trama teatrale si accompagnavano canzoni, balli e divertenti siparietti di incalzante comicità. Inoltre, per mantenere vivo l’interesse del pubblico, soprattutto maschile, compariva sul palco anche qualche donna vestita in abiti per l’epoca succinti. Importato successivamente negli Stati Uniti,  il genere ebbe grande successo soprattutto fra gli strati di società meno abbienti, tanto da essere chiamato anche “the poor men’s follies”, le follie dei poveri. Verso fine ‘800 si spogliò della parte drammatica per dare più spazio alle esibizioni delle donne poco vestite. Mancava tuttavia ancora la componente dello spogliarello, oggi preponderante, che fu introdotto solo più tardi, pare casualmente, a seguito di un incidente avvenuto in scena nel 1917 alla ballerina Mae Dix, che perse il vestito sul palco. Molte furono le critiche rivolte a questo tipo di spettacolo, che tanto sembrava offendere la morale pubblica, e molte sono ancora attuali. L’errore più comune è confonderlo con uno spogliarello “rétrò”, complici tante ” artiste ” che si limitano solo a quello, trascurando tutta la ricchezza di questa forma d’arte . Non per niente, tutte le scuole di Burlesque all’estero insegnano non solo lo spogliarello, ma anche fan dance (la danza con i ventagli), danza cabaret (con la sedia), charleston, can-can, danza sul pavimento e l’uso di accessori, fondamentali per provocare e stuzzicare lo spettatore.

Il burlesque è quell’arte della femminilità, della sensualità e dello spogliarsi elegante ed ironico. Sugar, Candy Shelf, Step touch, S-shape sono pose e alcuni passi base per imparare l’antica arte in un mondo fatto di piume, lustrini, sensualità e gioia. Donne in carriera, casalinghe,  si spogliano dell’ ordinaria quotidianità per far rifiorire la voglia di essere seducenti, non per gli altri ma per se stesse; quella stessa voglia di riscoprire il proprio corpo con addosso un corsetto, reggicalze, scarpa col tacco e guanti da sera lunghi e fascinosi sono capaci di mettere da parte lo stress quotidiano, di liberarsi dalle inibizioni e trasformarsi in seducenti regine dello spogliarello. La seduzione non si esprime attraverso la perfezione fisica, che spesso è fredda ed irreale, ma volendo bene al  nostro corpo e con uno sguardo che comunica la nostra gioia di vivere, vero e proprio punto di forza. I nuovi modelli in realtà sono i “dèjà vu” – si tratta dell’estetica imperante soprattutto negli anni 40-50 del secolo scorso, molto ” glamour ” – dunque, il modello è già collaudato e per niente nuovo. Di nuovo c’è che con la moda del Burlesque riscopriamo un modello femminile più autentico e verace, simile a una donna normolinea e normopeso, con tutte le sue curve e cosiddetti “difetti” – sicuramente lontano dall’immagine improbabile e poco veritiera che ci impongono le riviste di moda e la televisione, dove imperano i visi e i corpi uniformati dalla chirurgia estetica. La “rivoluzione” in atto è avere il diritto a sentirsi belle e seducenti nella propria pelle e nelle proprie forme, in quanto ogni donna ha una sua bellezza irrepetibile.

Giuliana Ventura.

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