I neuroni che aiutano a svegliarsi


Qualcuno, sin dalla notte dei tempi, si è finto malato di sonno. Non lo critico, anche io ho utilizzato spesso questa scusa per dormire qualche ora in più abbracciato al mio fedele materasso. Come spesso accade, la scienza ci viene in soccorso, in questi casi, e ci permette di avvalorare questo nostro status di narcolessia mattutina. Avvertiamo subito che non stiamo parlando della malattia del sonno ancora oggi presente in africa e trasmessa dal morso degli insetti; lo studio che oggi ci incuriosisce, pubblicato sulla rivista Neuron, proviene dagli scienziati statunitensi della New York University e dell’Albert Einstein College of Medicine of Yeshiva University, i quali hanno scoperto secondo quali schemi si passa dallo stato di sonno a quello di veglia. I veri colpevoli, avvertono gli studiosi, sono dei neuroni “orologio” che collaborando tra di loro permettono il risveglio e, dunque, se soppressi ci rendono dei veri e propri dormiglioni.

Il capo team Justin Blau ha spiegato che “Il complesso sistema di neuroni orologio è fatto da neuroni master e non master, che assieme determinano il nostro ciclo circadiano”. Il ciclo circadiano, ricordiamo in questo caso, regola il ritmo di veglia e di sonno nell’arco delle 24 ore. Il lavoro di ricerca si è concentrato sul comportamento dei moscerini, aventi un sistema neurologico simile a quello dei mammiferi, ai quali è stato ridotto artificialmente il numero dei neuroni master, detti anche recettori del glutammato. L’osservazione ha portato alla conclusione che questi moscerini X hanno una difficoltà maggiore a svegliarsi non apportando aiuto all’organismo proprio al momento del risveglio.

Altre interessanti affermazioni ci giungono dal co-autore della ricerca, Myles Akabas, il quale assicura come una scoperta del genere possa aiutare nella comprensione del funzionamento dei neurotrasmettitori e recettori, responsabili della comunicazione tra i tra cellule nervose e, in questo speciale caso, tra quelle che gestiscono il ritmo circadiano.

Io direi che adesso un bel sonnellino è quel che ci vuole …

Paolo Licciardello

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