L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha indetto per l’11 ottobre la Prima Giornata mondiale delle bambine e delle ragazze. In molti paesi dell’Africa o dell’Asia i casi di bambine sfruttate, vendute, maltrattate, costrette a prostituirsi, a subire violenze, abusi e a sposare uomini molto più grandi, sono considerati una tradizione antica, molto radicata che trae origine dall’ignoranza e dalla povertà. L’ONU ha calcolato che al mondo ogni anno 60 milioni di bambine – spesso al di sotto dei 10 anni – vengono strappate alla loro infanzia, costrette a sposare uomini che non conoscono e a soddisfare sessualmente mariti dell’età dei loro nonni. Come Tahani, dello Yemen diventata sposa a soli 6 anni; non conosceva neanche la parola sesso, ma la scoprì la prima notte di nozze, con una mano in bocca per evitare che urlasse, suo marito la stuprò. O come Samina, che di anni ne aveva addirittura 5 quando la sua famiglia le ha imposto un matrimonio forzato con un uomo molto più grande di lei; non le era permesso neanche di andare in giardino e dalla finestra guardava i bambini come lei giocare all’aria aperta. Ma il matrimonio di Samina non è avvenuto in un remoto villaggio dell’Asia centrale, ma in moderna città del nord Inghilterra. Quello delle spose bambine è un fenomeno molto comune in tutta Europa, sopratutto in paesi con un alto tasso di popolazione immigrata. In Inghilterra la Home Office’s Forced Marriage Uniti, istituzione nata proprio per far fronte al problema, ha riportato circa 1500 casi di matrimoni forzati nel paese, dati che secondo il governo inglese sarebbero molti di più, dai 5000 agli 8000, in quanto molti casi non vengono denunciati. In Germania si parla di 3000 casi l’anno, che coinvolgono soprattutto ragazze della comunità turca e secondo una relazione governativa il 27% di loro avrebbe rischiato di essere uccisa a causa delle violenze corporali subite. In Francia di arriva addirittura a parlare di 60 mila vittime l’anno. Anche in Italia il fenomeno dei matrimoni forzati è molto diffuso. Ricordiamo tutti il caso di Hina, la ragazza pakistana, ma residente in provincia di Brescia, uccisa dal padre e dallo zio perchè era fidanzata con un italiano; o quello di Kawor, indiana ma da diversi anni domiciliata vicino a Modena: rimasta vedova fu costretta a sposare il fratello del marito, e quando questo la voleva raggiungere in Italia si è suicidata gettandosi sotto un treno.
Con questa Prima giornata mondiale delle bambine e delle ragazze, l’ONU vuole sensibilizzare i governi dei paesi coinvolti e tutta l’opinione pubblica sul tema della violazione dei diritti delle donne, specialmente in quei paesi dove la donna è considerata un essere inferiore, senza diritti e senza libertà, fin dalla nascita.
Maria Chiara Coco








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