“Roma caput mundi. Una città tra dominio e integrazione.”


 

 

 

ROMA. Sarà inaugurata il 10 ottobre nella capitale italiana e sarà visitabile fino al 30 marzo 2013, la mostra senza precedenti  che racconta la potenza universale dell’impero di Roma.

Il Colosseo, la Curia Iulia e il Tempio del Divo Romolo nel Foro romano, sono le sedi in cui si articola il percorso espositivo: dalle origini di Roma alla conquista dell’Italia e delle province; gli influssi culturali e religiosi, schiavitù e melting-pot etnico, visioni antiche e moderne. Il titolo «Roma capitale del mondo» riprende un concetto usato dagli antichi come metafora di una potenza universale. La mostra non intende occultare gli aspetti che oggi possono apparire brutali del dominio romano: le sofferenze inferte a intere comunità, le guerre di rapina, la schiavitù. 

Più di cento le opere scelte tra sculture, rilievi, mosaici, affreschi, bronzi, monete (e una sezione dedicata al cinema) per narrare le origini, le conquiste, l’influenza culturale e religiosa della civiltà romana, senza occultarne gli aspetti più negativi come le guerre perseguite e la schiavitù inflitta ai popoli sottomessi, ma rivalutando gli stereotipi giunti fino ai giorni nostri. Roma era anche una “città aperta” alle genti, che applicava una politica di integrazione senza eguali nella storia; ritenevano irrilevante la purezza della stirpe, concedevano facilmente la cittadinanza, liberavano gli schiavi con procedure semplici e lo schiavo liberato era un «quasi cittadino». La potenza bellica era dunque solo uno dei volti di Roma caput mundi. A questo proposito scopo della soprintendenza e dei curatori è stato principalmente quello di ribaltare l’immagine falsata dal cinema. “Dal Gladiatore in poi, e quindi con le fiction più recenti – ha detto la soprintendente Maria Rosaria Barbera – è arrivato il messaggio di un impero massacratore, ma è solo una delle facce in cui si manifestò la città eterna”.

“La mostra ha una narrazione complessa”, ha detto Fabrizio Pesando sottolineando la difficoltà di selezionare opere capaci di evocare questo processo di integrazione. Ecco quindi i pannelli provenienti da una tomba sunnita di Nola (IV secolo a.C.) che raffigurano l’aristocrazia italica o i fregi pompeiani che ricordano come la città campana da oggetto di conquista si trasformò presto in prezioso alleato. Il calco della colonna Traiana parla invece di trionfi come la Vittoria alata rinvenuta negli scavi del Quirinale. Si susseguono i busti dell’imperatore africano (Settimio Severo), di quello barbaro (Massimino il Trace), di Adriano e Traiano, mentre le successive sezioni approfondiscono i temi della schiavitù, della relazione con Atene e i culti religiosi che imperversarono nella Roma imperiale.

Inoltre, lungo il percorso espositivo, i visitatori si imbatteranno negli interventi dello scrittore Edoardo Albinati, veri e propri flash narrativi che raccontano e commentano i temi fondamentali della mostra e alcune delle opere esposte.

 

Giuliana Ventura.

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