Platone ci ha insegnato a pensare servendoci di idee e concetti e non di cose sensibili.A partire dall’astrazione concettuale inaugurata da Platone sono nate la scienza e la tecnica. Queste si sono sviluppate in Occidente il giorno in cui Cartesio ha stabilito che noi non conosciamo il corpo cominciando dai nostri sensi, ma a partire dalle idee chiare e distinte che ci hanno fornito del corpo quella determinata descrizione.
È nato così il corpo concepito ancora oggi dallo sguardo medico, ben diverso dal corpo che conosciamo noi nel mondo della vita.
Quindi è la filosofia ad averci allontanati dai corpi, dalle sensazioni e dalle cose volte nella loro singolarità e concretezza? Forse sí. James Hillman chiama il pensare per immagini “fare anima”.
Interessante, a tal proposito, la lettura di Carlo Sini “I segni dell’anima” che ci ricorda come i filosofi sono abituati a pensare in assenza ed è proprio l’assenza dell’oggetto a diventare tratto peculiare dell’immagine…
L’immagine cosí lavora in assenza di realtà e la presenta in assenza.
Quindi è proprio l’assenza ad essere il luogo dell’immagine, come il silenzio è il luogo della parola. Se le cose non fossero assenti non potremmo evocarle in immagine.
È la filosofia dunque l’unico strumento che ci consente di pensare davvero per immagini.
Giusi Lo Bianco






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