
Da diversi anni, parecchi Comuni siciliani si sono cimentati nella realizzazione di eventi culturali , enogastronomici e di spettacolo, al fine di esaltare il folklore del proprio territorio, attraendo spettatori, clienti e turisti di ogni luogo.
Ficarazzi ,frazione del comune di Acicastello, quest’anno giunge alla XVIa EDIZIONE DELLA SAGRA DELL’ARANCINO, interessando anche il programma televisivo di Rai 1 “La vita in diretta” perché riconosciuto come evento gastronomico di successo della tradizione tipica siciliana.

Emblematico l’enigma che ruota attorno al nomen di questa sfiziosa pietanza. Arancino o Arancina? La dicotomia caratterizza la divisione culturale e territoriale tra Sicilia orientale e Sicilia occidentale, nella fattispecie tra Catania e Palermo. Le due città storicamente belle come non mai, sembrano vivere nell’eterno conflitto tra Eros e Thanatos ed in questo caso, pur realizzando nella sostanza lo stesso prodotto, cambia la forma ed il genere.
A Catania lo slogan “masculu è” sta a significare che il genere è maschile e la forma rigorosamente a punta, piramidale, simboleggiando il vulcano Etna. C’è da aggiungere che nel tempo, oltre al tradizionale arancino al ragù sono state create delle varianti, le più note sono quelle al pistacchio, l’oro verde di Bronte, ai frutti di mare, per celebrare il sapore del buon pescato, ai funghi porcini, tipici dei boschi etnei.
A Palermo, l’arancina (è fimmina) simboleggia il frutto tipico della regione, ossia l’arancia. Foneticamente si pensa sia più corretto dire arancina per via della sua analogia al frutto di genere femminile. La storia dell’arancina è riconducibile ad origini arabe. Un aneddoto ci spiega che gli arabi insediatisi in quelle terre, mangiavano il riso mescolandolo allo zafferanno ed alla carne di agnello e arrotolandolo con le mani: il preludio delle squisitissime arancine.
Nonostante la questione del nomen rimanga irrisolta o quantomeno risolta se si accetta la coesistenza dei due generi diversi, l’arancino/a si colloca tra i primi posti nella tradizione gastronomica siciliana.
Ficarazzi è stato il primo tra i paesi della Sicilia orientale a realizzare la sagra , grazie all’iniziativa ad all’impegno dell’assessore Salvo Danubio ed all’associazione culturale “L’isola che non c’è” , che da sedici anni rendono possibile quest’evento.
“La cosa più bella è la presenza di molte famiglie”253 – dice ai nostri microfoni il Presidente dell’associazione dott. Alessandro Blanco – perché la sagra è stata pensata e realizzata per accogliere tutti , con spettacoli di musica , danza, comicità, ospiti d’eccezione, area giochi, gli stand fieristici, oltre che le 14 varianti di arancini e le crispelle di ricotta, acciughe e riso ( altre specialità tipiche).
Un momento di grande curiosità è il Guinnes World Records, ossia la realizzazione dell’arancino più grande del mondo, che finalmente dopo dieci anni ritorna tra gli spettacoli più accattivanti.
Quest’anno sul palco, l’atteso gruppo musicale siciliano che ha partecipato al 52a Festival di Sanremo. Già il significato del loro nome rispecchia in toto l’orgoglio dell’arte siciliana: l’ Arch’i Nuè , letteralmente l’arco di Noè, ossia l’arcobaleno.
Francesco Sciacca, voce degli Archinuè, in una intervista ha dichiarato, di “non fare musica stagionale, ma gli piace pubblicare i brani quando ha qualcosa da dire”.
Indubbiamente, brani di nicchia e ricercatezza dei dettagli, fanno di questa band siciliana il manifesto della “buona musica”.
Tra la golosità degli arancini, la “buona musica”, la simpatia dei personaggi e la vivacità degli spettacoli, la sagra dell’arancino può annoverarsi tra gli eventi fieristici più riusciti dell’ hinterland catanese
Evento in diretta radio web RETE RADIO NETWORK
Valeria Barbagallo






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