Catania è un grande paese nel quale, nonostante ci si conosca davvero in tanti, si ha sempre l’opportunità di incontrare qualcuno di nuovo e interessante.
Lei è nonna Sara, un’anziana signora, seduta in una grande sedia a dondolo. Ha i capelli bianchi e le guance lisce. Accanto a lei c’è un tavolino con quello che le è necessario: alcune riviste, diversi libri, taccuino e penna e un vassoio di cioccolatini.
Profuma di acqua di colonia e vaniglia e adora ascoltare le nipoti studiare letteratura.
È una napoletana doc è ha tutta l’aria di essere una creatura capace di mixare ironia, tragedia e rassegnazione.
– Quando si invecchia, cara Giusi, i difetti, le paure e le ansie si amplificano fino a diventare la caricatura di noi stessi.
Sarà vero? Siamo davvero destinati a un’inesorabile e inevitabile involuzione?
Spero di no.
Mi piace pensare che sì ci sarà tanto buio, ma anche tanta luce.
Una cosa è sicura: il nostro percorso involutivo o evolutivo dipenderà di certo dal nostro cammino e da ciò che il Creato ci riserverà.
Mi piace però pensare a quanto sia possibile costruire, lavorare, prevenire, imparare a conoscere i lati oscuri e procurarci candele per illuminarci anche nelle tenebre più fitte.
Quasi quasi comincio a guardarmi dentro e temo che un giorno i miei difetti possano diventare invalidanti per me e per chi abbia la (s)ventura di starmi accanto.
L’aver conosciuto nonna Sara mi fa ripromettere di lavorare su me stessa a beneficio dell’amabile vecchina che voglio diventare.
Giusi Lo Bianco






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