Collettore fognario di Aci Castello, l’opera attesa che può cambiare il futuro della Riviera dei Ciclopi


Non un tema tecnico, ma una questione di vita quotidiana

Ad Aci Castello il collettore fognario non è soltanto un’infrastruttura. È una promessa rimasta per anni sospesa tra cantieri, attese, disagi e speranze. Se oggi se ne parla tanto è perché l’opera tocca un punto sensibile della comunità: la tutela del mare, la vivibilità del territorio, la dignità ambientale di una delle coste più riconoscibili della Sicilia orientale.

Il collettore dovrebbe convogliare i reflui della Riviera castellese verso il depuratore di Pantano d’Arci, passando attraverso gli allaccianti di Catania. L’obiettivo è semplice da spiegare, anche se complesso da realizzare: evitare che una parte dei reflui continui a gravare sul litorale e sull’area marina protetta “Isole dei Ciclopi”, trasferendoli invece verso un sistema di trattamento adeguato. 

Perché è così importante per Aci Castello e Aci Trezza

La Riviera dei Ciclopi vive di mare. Il mare è paesaggio, identità, turismo, pesca, economia locale e qualità della vita. Per questo la mancata piena funzionalità del sistema fognario non viene percepita come un problema lontano o burocratico, ma come una ferita aperta.

Il progetto nasce proprio come opera di salvaguardia ambientale: il collettore di convogliamento dei reflui da Capo Mulini al vecchio allacciante del Comune di Catania, con recapito finale al depuratore di Pantano d’Arci, risulta inserito tra gli interventi per la protezione dell’Area Marina Protetta Isole dei Ciclopi. Il finanziamento indicato negli atti pubblici è pari a 21,7 milioni di euro. 

L’attesa è quindi comprensibile. Non si tratta solo di “vedere finito un cantiere”, ma di sapere quando un’opera pagata con fondi pubblici potrà produrre benefici concreti: meno pressione ambientale sulla costa, maggiore tutela degli specchi d’acqua, più sicurezza per residenti, operatori economici e visitatori.

Un’opera pronta, ma non ancora in esercizio

Secondo quanto riportato dal Quotidiano di Sicilia, i lavori del collettore risultano ultimati dalla stazione appaltante e l’opera è in fase di consegna e collaudo. Il punto critico, però, riguarda la messa in funzione e l’individuazione del soggetto che dovrà gestire la condotta. 

È qui che nasce l’impasse. Da una parte c’è la necessità del Comune di Aci Castello di vedere attivata l’infrastruttura. Dall’altra ci sono i passaggi tecnici, amministrativi ed economici che coinvolgono più soggetti: Regione Siciliana, Comune, Società idrica etnea, Sidra, Genio civile, Ati, Commissario per la depurazione e Comune di Catania. La Sie ha dichiarato disponibilità alla gestione e alla realizzazione delle opere connesse, richiamando però il principio del “full cost recovery”, cioè la copertura integrale dei costi prevista dal quadro normativo del servizio idrico. 

Perché i tempi sono diventati così lunghi

I tempi lunghi dipendono da una somma di fattori. Il primo è la natura stessa dell’opera: un collettore fognario non è un’infrastruttura isolata, ma deve collegarsi a una rete più ampia, attraversare territori diversi e funzionare in continuità con impianti di sollevamento, condotte, allaccianti e depuratore finale.

Il secondo fattore riguarda le opere a Catania. Il collettore di Aci Castello deve innestarsi nel sistema catanese per raggiungere Pantano d’Arci. Secondo le ricostruzioni giornalistiche e le dichiarazioni del commissario alla depurazione Fabio Fatuzzo, proprio il nodo catanese resta uno degli elementi decisivi, anche per la presenza di interventi stimati in 120 milioni di euro sulla rete fognaria e depurativa cittadina. 

Il terzo elemento è gestionale: un’opera può essere tecnicamente completata, ma non entrare subito in funzione se non sono definiti collaudo, consegna, manutenzione, costi di gestione, responsabilità e soggetto gestore. È il motivo per cui il Comune ha chiesto anche una valutazione legale per individuare iniziative utili a sbloccare l’iter e prevenire ulteriori ritardi. 

Cosa manca per l’attivazione

Dalle informazioni disponibili, i passaggi centrali riguardano la conclusione delle procedure di consegna e collaudo, l’installazione o la piena operatività delle pompe di sollevamento e la definizione del gestore dell’infrastruttura. Il QdS ha riferito che la Regione dovrebbe provvedere all’installazione delle pompe elettriche di sollevamento dei reflui, indispensabili per consentire il collaudo e l’avvio dell’opera. 

È un dettaglio tecnico solo in apparenza. Senza gli impianti di sollevamento, infatti, la condotta non può svolgere la propria funzione: raccogliere i reflui e spingerli lungo il tracciato fino al sistema di recapito finale.

Cosa succederà quando il collettore sarà attivato

Quando entrerà in funzione, il collettore dovrebbe permettere di convogliare i reflui della costa castellese verso il depuratore di Pantano d’Arci. Questo non significa che ogni criticità ambientale sarà cancellata dall’oggi al domani, ma rappresenterebbe un salto di qualità per il sistema di depurazione del territorio.

Gli effetti attesi sono concreti: riduzione degli scarichi non adeguatamente trattati, maggiore protezione dell’Area Marina Protetta, miglioramento delle condizioni igienico-ambientali del litorale, minore esposizione a emergenze e divieti, valorizzazione turistica della costa. In prospettiva, l’opera contribuirebbe anche al più ampio percorso di adeguamento della Sicilia alle norme europee sulla depurazione delle acque reflue, settore nel quale l’Italia è stata oggetto di procedure d’infrazione. 

Perché la comunità non può più aspettare

La domanda che molti cittadini si pongono è semplice: se l’opera è stata realizzata, perché non funziona ancora? È una domanda legittima, perché arriva dopo anni di cantieri, modifiche, disagi alla viabilità e aspettative cresciute nel tempo.

Il collettore è diventato un simbolo. Simbolo di un territorio che chiede normalità: un mare più pulito, servizi efficienti, opere pubbliche capaci di arrivare fino in fondo. Non è una questione di schieramenti, ma di interesse collettivo.

Aci Castello e Aci Trezza non chiedono un favore. Chiedono che un’infrastruttura pensata per proteggere uno dei luoghi più preziosi della Sicilia venga finalmente messa nelle condizioni di funzionare.

Una sfida ambientale, non una bandiera politica

La vicenda del collettore fognario va letta per quello che è: una questione ambientale, sanitaria, economica e sociale. Il mare della Riviera dei Ciclopi appartiene alla comunità, ai residenti, agli operatori, ai turisti e alle generazioni future.

Per questo l’attivazione dell’opera è così attesa. Non perché risolva da sola tutti i problemi, ma perché può segnare l’inizio di una fase nuova: meno emergenze, più tutela, più fiducia nelle infrastrutture pubbliche. Dopo anni di attesa, il territorio ha bisogno non di polemiche, ma di una risposta chiara: far funzionare ciò che è stato costruito.

Valeria Buremi

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