La natura giuridica della consulenza legale


Cos’è e chi può svolgerla.

La consulenza legale è un’attività volta a fornire risposte, pareri e consigli in una data materia giuridica e finalizzata a scongiurare spiacevoli conseguenze per il richiedente.

L’attività di consulente legale viene generalmente svolta da un avvocato iscritto all’albo, il quale può assistere il richiedente in questioni stragiudiziali ma può altresì rappresentare in giudizio il proprio assistito. Tuttavia, qualora l’attività sia esclusivamente di tipo stragiudiziale, che non necessita quindi di dover comparire innanzi ad un giudice, la consulenza legale può essere svolta da professionisti che siano in possesso di comprovate conoscenze giuridiche anche se non iscritti all’albo degli avvocati. In altre parole, in caso di questioni legali inerenti attività stragiudiziale, la consulenza legale potrebbe essere svolta anche da: dottori in giurisprudenza, giuristi esperti laureati in giurisprudenza, praticanti avvocati abilitati al patrocinio e, chiaramente, avvocati. Vi sono dei limiti. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione (sent. n. 18734/2025) ha ribadito che, anche fuori delle aule giudiziarie, l’attività continuativa, organizzata e professionale di consulenza costituisce una riserva forense. Lo stesso Ordinamento Forense – Legge n. 247/2012, art. 2, comma 6 –  statuisce che “l’attività professionale di consulenza legale e di assistenza legale stragiudiziale, ove connessa all’attività giurisdizionale, se svolta in modo continuativo, sistematico e organizzato, è di competenza degli avvocati”.

La consulenza legale è un’attività fondamentale affinché il caso di specie venga collocato all’interno della normativa di riferimento, selezionando le norme giuridiche applicabili al caso in questione, cercando sentenze pronunciate in precedenza su questioni analoghe e mettendo in evidenza le più recenti tendenze degli organi giurisdizionali per poi esporre tutte le soluzioni possibili percorribili.

La consulenza legale ha natura contrattuale. Il rapporto che si instaura tra avvocato e cliente ha la natura di una prestazione d’opera intellettuale, inquadrabile prevalentemente nel contratto d’opera professionale (artt. 2229 e ss. del Codice Civile) o nel contratto di mandato (artt. 1703 e ss. del Codice Civile) laddove la consulenza legale si configura come un’assistenza continuativa.

Il rapporto che si instaura tra avvocato e cliente è un contratto di prestazione d’opera intellettuale, il quale si presume per sua natura oneroso. Dunque, l’onerosità è un elemento normale del rapporto.

Nel rapporto tra avvocato o consulente legale e cliente, l’avvocato e il consulente legale assume un obbligazione di mezzi, ciò significa che essi non garantiscono il risultato (cioè la vincita di una causa o la risoluzione del problema secondo le aspettative del cliente), ma si impegna a fornire il proprio parere con la necessaria diligenza professionale e competenza tecnica (art. 1176 c.c.).

Avv. Cristina Antico

Per info: avv.cristinaantico@gmail.com

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