Caldo, città sotto pressione: la nuova ondata riaccende l’allarme anche in Sicilia


Temperature in aumento e città sempre più vulnerabili

Fa di nuovo caldo, e questa volta non è soltanto una percezione. L’Italia si prepara ad affrontare una nuova fase di temperature elevate, con valori che in alcune aree del Paese possono superare i 37 gradi e, nei momenti più intensi, avvicinarsi o oltrepassare la soglia dei 40. L’anticiclone che sta interessando l’Europa porterà aria calda e stabile, con effetti più marcati soprattutto al centro-nord. Al Sud, Sicilia compresa, il caldo potrebbe risultare meno estremo rispetto ad altre zone italiane, ma parlare di “meno intenso” non significa parlare di rischio assente.

Negli ultimi anni, infatti, il caldo estivo è diventato un fenomeno sempre più frequente, prolungato e difficile da gestire, soprattutto nei centri urbani. Le città trattengono calore, lo rilasciano lentamente durante la notte e rendono più pesante la vita quotidiana di anziani, bambini, persone fragili, lavoratori all’aperto e famiglie che vivono in abitazioni poco isolate.

Il dato che preoccupa: il caldo non è più un’emergenza episodica

A confermare la portata del fenomeno è il report “L’estate che scotta” pubblicato da Greenpeace Italia, elaborato a partire da dati ISTAT. Secondo l’analisi, in Italia la quota di giornate estive con temperatura percepita superiore ai 32 gradi è passata dal 39% nel periodo 1991-2000 al 62% nel periodo 2021-2025.

La soglia dei 32 gradi percepiti non è un numero qualsiasi: è il livello oltre il quale l’organismo può entrare in condizioni di forte stress da calore. Significa maggiore affaticamento, difficoltà di recupero, peggioramento delle condizioni di salute per chi soffre di patologie croniche e aumento del rischio per chi lavora molte ore all’aperto.

Nel 2025, tra le regioni italiane con la quota più alta di giornate sopra questa soglia figurano Puglia, Sicilia, Basilicata, Emilia-Romagna e Lombardia. Un dato che riguarda da vicino anche il nostro territorio e che impone una riflessione seria: l’estate non è più solo una stagione da sopportare, ma una condizione climatica da gestire con strumenti nuovi.

Isole di calore: quando asfalto e cemento fanno salire la temperatura

Il problema non è soltanto la temperatura registrata dalle centraline meteo. A pesare, soprattutto nelle città, è l’effetto delle cosiddette “isole di calore urbane”. Strade asfaltate, piazze senza ombra, palazzi ravvicinati, poche aree verdi e scarsa ventilazione trasformano interi quartieri in superfici che assorbono calore durante il giorno e lo restituiscono lentamente di sera.

Secondo il report, nei capoluoghi di Regione italiani la media delle temperature superficiali massime registrate nell’estate 2025 mostra valori molto elevati. Incrociando questi dati con quelli del censimento ISTAT, emerge che l’87% degli abitanti dei capoluoghi di Regione, pari a circa 8,2 milioni di persone, vive in quartieri dove la media delle temperature superficiali massime estive supera i 40 gradi.

Tra queste persone ci sono anche 283 mila bambini sotto i 5 anni e 1,1 milioni di anziani sopra i 74 anni. Numeri che mostrano chiaramente come il caldo estremo non sia solo un tema ambientale, ma anche sanitario e sociale.

Sicilia tra le regioni più esposte

Per la Sicilia il tema è particolarmente delicato. L’isola è abituata alle estati calde, ma l’abitudine non deve diventare sottovalutazione. Le temperature percepite elevate, l’umidità, la scarsa presenza di ombra in molte aree urbane e la difficoltà di alcune famiglie ad affrontare i costi del raffrescamento rendono il caldo un fattore di disuguaglianza.

Nei quartieri più cementificati, dove mancano alberi, parchi, fontane, spazi ventilati e superfici chiare, il caldo colpisce più duramente. Chi può permettersi climatizzatori efficienti, abitazioni ben isolate o spostamenti in zone più fresche affronta l’estate in modo diverso rispetto a chi vive in case esposte al sole, lavora in strada o non ha alternative.

Anche per questo i bollettini sulle ondate di calore del Ministero della Salute restano uno strumento importante. I cittadini possono consultarli per conoscere il livello di rischio previsto nelle principali città italiane e adottare comportamenti di prevenzione, soprattutto nelle giornate da bollino arancione o rosso.

El Niño non c’entra ancora

Il caldo attuale non può essere attribuito direttamente a El Niño. Il fenomeno climatico periodico, che influenza temperature e precipitazioni a livello globale, può avere effetti anche sull’Europa, ma non è l’unica spiegazione dell’aumento delle temperature.

Il punto centrale è un altro: il cambiamento climatico sta rendendo le ondate di calore più frequenti, intense e pericolose. E le città, così come sono state costruite negli ultimi decenni, spesso non sono pronte ad assorbire questo impatto.

Cosa possono fare i Comuni

La risposta non può limitarsi agli inviti a bere acqua, evitare le ore più calde e controllare gli anziani soli. Queste indicazioni restano fondamentali, ma non bastano. Servono politiche urbane strutturali: più alberi, più ombra, più verde pubblico, tetti e superfici riflettenti, depavimentazione delle aree inutilmente cementificate, fontanelle funzionanti, percorsi pedonali ombreggiati e spazi pubblici realmente vivibili.

Ogni nuova piazza senza alberi, ogni parcheggio rovente, ogni strada priva di ombra diventa un moltiplicatore del problema. Al contrario, ogni intervento di verde urbano ben progettato può contribuire ad abbassare le temperature, migliorare la qualità dell’aria e rendere le città più sicure.

Una sfida climatica, sanitaria e sociale

Il caldo estremo non è più un fatto eccezionale da raccontare solo nei giorni di emergenza. È una nuova normalità con cui territori, amministrazioni e cittadini devono fare i conti. La Sicilia, pur non essendo sempre l’area più colpita dalle singole ondate di calore nazionali, resta tra le regioni più esposte allo stress termico estivo.

La vera domanda, oggi, non è se farà caldo. La domanda è quanto saranno pronte le nostre città a proteggere chi le abita.

Valeria Buremi

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