Il caso Yulia Tymoshenko getta ombre su Euro 2012


Raramente la macchina schiacciasassi dello show business si ferma. L’imperativo categorico è sempre e solo uno: the show must go on. Ad ogni costo. L’ultimo, legato a Euro 2012,  si misura in termini di mancanza di diritti umani.

La denuncia di una non adeguata tutela dei diritti umani riconosciuti a livello mondiale è giunta in questi giorni in seguito alla diffusione di alcuni immagini nelle quali Yulia Tymoshenko, l’ex primo ministro e capo dell’opposizione ucraina, mostra i lividi che tre guardie carcerarie le avrebbero provocato. I maltrattamenti sarebbero stati compiuti durante il trasferimento della Tymoshenko dal carcere Kachanivska di Kharkiv all’ospedale per alcuni esami. L’ex premier non aveva dato la sua autorizzazione al trasferimento nella struttura ospedaliera e agli accertamenti clinici, temendo di poter essere vittima di un avvelenamento come quello compiuto alcuni anni fa ai danni dell’ex presidente ucraino Viktor Jushenko. Secondo quanto riferito dalla famiglia Tymoshenko la donna è affetta da ernia al disco: i diversi medici stranieri che l’hanno visitata lo scorso febbraio, tra i quali Karl Max Einhäupl dell’ospedale Charité di Berlino, hanno riscontrato, infatti, gravi problemi alla schiena per i quali sarebbero necessarie cure mediche immediate che non sono previste nelle carceri ucraine. Le autorità hanno, però, smentito la tesi dell’ex leader della Rivoluzione arancione circa i maltrattamenti subiti in carcere, sostenendo che non ci sono prove che possano dare il via a un procedimento penale in merito. Il procuratore generale ucraino, Viktor Pshonka, afferma, infatti, che gli ematomi mostrati dalla Tymoshenko sarebbero stati probabilmente causati dall’urto contro un oggetto appuntito. Al di là delle verità, o presunte tali, sostenute da entrambe le parti coinvolte, la questione della Tymoshenko, la sua condanna e le attuali condizioni di detenzione, stanno causando gravi danni alle relazione diplomatiche tra l’Ucraina e i Paesi dell’Unione Europea che più volte hanno condannato le autorità ucraine per la gestione del caso. I governi di Austria, Belgio, Repubblica Ceca (dove il marito della Tymoshenko risiede protetto da asilo politico)  e Germania, nonché vari membri della Commissione europea, tra i quali il presidente José Manuel Durao Barroso, hanno dichiarato che boicotteranno le gare degli Europei di calcio previsti per questa estate in Polonia e Ucraina, se l’ex premier non sarà liberato. Dura la controreazione dell’Ucraina che, di fronte alla minaccia paventata di un boicottaggio delle gare della manifestazione calcistica, ha accusato i sostenitori di tale linea, Germania in primis, di rispolverare l’uso di metodi da Guerra fredda e di voler rendere lo sport ostaggio della politica.

 La Tymoshenko, che si trova rinchiusa da 18 mesi nella colonia penale di Kharkiv, nell’est del Paese, è stata condannata a sette anni di carcere per abuso di potere. Accuse sempre smentite dalla donna che le ha etichettate come politicamente motivate. Recentemente, inoltre, è stata incriminata con nuove accuse che riguardano il mancato pagamento di alcune tasse e anche una sua possibile connessione con l’omicidio di Yevhen Shcherban, parlamentare e uomo d’affari ucraino, avvenuto nel 1996. Anche in questo caso le accuse sono state smentite in blocco dalla stessa Tymoshenko che, per mezzo del suo avvocato, ha accusato il suo rivale politico e attuale presidente ucraino Viktor Yanukovych di volersi vendicare e di muovere nei suoi confronti una vera e propria persecuzione politica. Yulia Tymoshenko, infatti, è leader del partito “Patria” e del “Blocco Elettorale Yulia Tymoshenko”; dal 2007 al 2010, e brevemente nel 2005, ha ricoperto la carica di primo ministro in Ucraina. Contro l’attuale repressione politica in atto in Ucraina l’ex premier ha annunciato l’inizio, lo scorso 20 aprile, di uno sciopero della fame.

Alla luce di questi eventi diventa comunque difficile pensare di poter assistere a una festa come quella rappresentata dagli Europei. Far finta di nulla risulta impossibile. Come lo è pensare di poter fermare la macchina miliardaria del calcio. Sono troppi gli interessi economici in ballo. Non resta che sperare che il calcio aiuti a far parlare del caso Tymoshenko: i grandi eventi sportivi, infatti, hanno il potere di accendere i riflettori anche sulle problematiche politiche e  sociali, o sulle questioni legate ai diritti umani, del paese che li ospita. Tematiche che altrimenti sarebbero destinate a restare nell’ombra. Quel che è certo è che gli Europei si svolgeranno regolarmente. Ma la sensazione è, purtroppo,  che Yulia Tymoshenko riempirà le pagine dei giornali solo per i primi giorni della manifestazione. Il resto rimane un’incognita.

Aurora Circià

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