La storia sembra ripetersi ancora una volta se, come spero, ricorderete i tagli che, già la scorsa settimana, avevamo annunciato per il settore pubblico e per quello sanità.
Questa settimana tocca occuparci del settore giustizia.
A quest’ultimo i problemi non mancano certamente: si pensi solo che la categoria avvocati è già ampiamente dilaniata dall’interno alla ricerca della soluzione sull’efficacia retroattiva “del tirocinio a 18 mesi”…ma questa è un’altra storia che approfondiremo in seguito.
Tornando al nodo centrale della matassa, il via libera al decreto delegato sulla soppressione di tribunali e procure sub provinciali, avrà conseguenze devastanti sul settore giustizia: saranno 220 sono le sedi distaccate che verranno cancellate e più in generale tutte quelle distaccate dai tribunali; il ministero ha inoltre già proposto di tagliare altri 37 tribunali, 38 procure, 674 sedi di altrettanti giudici di pace, per un totale di 5.486 lavoratori dipendenti che dovranno essere reinseriti nelle sedi rimaste.
Percentuali, numeri, e non persone, che vengono difesi dalla Severino come “fatti con criteri scentifici”.
Il Consiglio nazionale forense non ci sta e, in una propria nota, esprime “vivo rammarico per la scelta del governo di approvare lo schema di decreto delegato sulla soppressione di tribunali e procure sub provinciali, nonostante la richiesta dell’avvocatura di applicare anche al comparto giustizia il meccanismo della spending review, come prescrive per tutti gli altri comparti pubblici lo stesso decreto legge approvato”.
Per il 13 luglio è stata, quindi, convocata a Roma un’assemblea nazionale degli ordini e delle associazioni forensi, per accordarsi sulle prossime “forti iniziative di protesta”.
Di avviso contrario la Magistratura. La revisione delle circoscrizioni giudiziarie era “necessaria”, ora bisognerà “verificare caso per caso se vi siano modifiche da proporre” – dichiara Sabelli, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, il quale ritiene “ragionevole” l’intervento messo a punto dal ministro Severino, pur sottolineando che “l’accorpamento dei vari uffici potrebbe creare problemi di ordine logistico: il personale verrà spostato, bisogna considerare la disponibilità dell’ufficio che lo dovrà accogliere”. Del tutto “condivisibile”, aggiunge Sabelli, la decisione del ministro di non chiudere gli uffici nelle zone di criminalità organizzata.
Ma quali sono le vere conseguenze che discenderanno da queste scelte di “politica- economica”. Dove trovare le vere risposte? A chi chiederle? Cosa aspettarsi?
Molto convincenti, e poco rassicuranti, a mio avviso, le dichiarazioni rilasciate del presidente dell’Unione Avvocati del Triveneto, l’Avvocato Antonio Francesco Rosa che, in un’intervista per un quotidiano di informazione giuridica (a cui molto con vivo interesse vi rimando http://www.leggioggi.it/2012/07/06/spending-review-e-giustizia-la-parola-agli-avvocati/), ha tra le altre cose dichiarato che: “…..Per il giudiziale è evidente che le continue riforme processuali a costo zero gravano solo sul cittadino e che non risolvono i problemi di carenza di organico dovuti, come detto, anche ad una disomogenea distribuzione dei magistrati sul territorio nazionale….”.
Angela Scalisi







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