Da anni si discute di ridurre i costi della pubblica amministrazione eliminando quegli enti considerati onerosi ed inefficienti. Tra questi enti di dubbia utilità vi sono le Province, accusate di avere organici ben più ampli in rapporto alla popolazione del territorio amministrato, competenze che si sovrappongono a quelle di altri enti locali, tipo i Comuni, e la più bassa produttività del lavoro all’interno delle pubbliche amministrazioni.
Sancite dall’articolo 114 della Costituzione, le Province (107 in totale) sono degli enti locali intermedi tra la Regione ed i Comuni. Strutture politiche ed amministrative che costano ogni anno allo Stato circa 13 miliardi di euro, una vera e propria macchina mangia soldi.
Ma una svolta è arrivata venerdì sera con il via libera del Consiglio dei ministri al decreto legislativo denominato spending review che prevede oltre a tagli nel sistema sanitario, in quello statale e giudiziario, anche la diminuzione del numero di province, che passeranno da 107 a 46.
In Lombardia via 10 Province su 12, tutte tranne Milano e Brescia; in Emilia-Rogna saltano 7 su nove, restano solo Bologna e Parma; nel Lazio, cancellate le province di Latina, Rieti e Viterbo; in Campania verranno soppresse le province di Avellino, Caserta e Benevento.
In Sicilia su 9 province si salverebbero solo in 4 Palermo, Catania, Messina e Agrigento; in Toscana sarebbe salva solo la provincia di Firenze e lo stesso per Cagliari in Sardegna.
Questa folta sforbiciata avverrebbe in base a due crite: una popolazione inferiore ai 350 mila abitanti e l’estensione sotto 3 mila chilometri quadrati.
Tali provvedimenti diventano operativi entro 20 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione della spending review, le regioni a statuto speciale invece avranno 6 mesi di tempo per modificare i loro statuti.
Finita la fase di riorganizzazione le Province avranno funzioni di: pianificazione territoriale, tutela e valorizzazione dell’ambiente, pianificazione dei servizi di trasporto, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, costruzione e gestione delle strade provinciali e regolazione della circolazione stradale.
L’articolo 18 del decreto sancisce inoltre la nascita 10 città metropolitane: Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria, Roma e Genova, che vedranno la luce entro il primo gennaio del 2014 e avranno un sindaco metropolitano, che potrà essere il sindaco del comune capoluogo o eletto dai cittadini; e un consiglio eletto tra i sindaci del territorio.
Maria Chiara Coco







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