Dopo mezzo secolo sembra che ogni dubbio sia stato cancellato e ancora una volta, permetteteci di dirlo, una grandiosa squadra di scienziati italiani può prendersi gran parte del merito. Al Cern gli scienziati, i migliori, provengono da tutto il mondo, ma mercoledi Fabiola Gianotti, di Atlas, e Joe Incandela (americano), di CMS, portavoce dei rispettivi esperimenti, hanno illustrato ogni loro conclusione del lavoro iniziato nel 2011. L’anno scorso erano comparsi i primi indizi sull’esistenza della particella postulata da Higgs, oggi, spiega Guido Tonelli, ricercatore al Cern, all’Infn e portavoce dell’esperimento CMS, “il bosone di Higgs non solo lo abbiamo davanti agli occhi ma ha anche aperto una nuova fisica”. Catturato nel superacceleratore di particelle Lhc di Ginevra durante i due esperimenti, seppur con tecnologie diverse, e con un dispendio di energia intorno ai 125-126 GeV (miliardi di elettronvolt), una quantità incredibile, la cosiddetta particella di Dio, terminologia non gradita ai fisici, ha messo la parola fine ad una lunghissima corsa al tesoro nascosto del Modello Standard che spiega la struttura dell’universo. Bisogna ricordare, infatti, che nel mondo altri scienziati, nei decenni scorsi, hanno effettuato tantissimi altri esperimenti con l’utilizzo di acceleratori che possiamo definire come progenitori del più potente Lhc del Cern; stiamo parlando, ad esempio, degli impianti statunitensi e di quello mai ultimato, in Texas, a causa dei costi ingenti, il Super Superconducting Collider (SSC). È strabiliante notare come un’idea, che secondo la leggenda balzò in testa al fisico britannico Peter Higgs durante una passeggiata tra le montagne scozzesi del Cirngorms nel 1964, attraversi fasi talmente difficili da sconfortare la maggior parte delle persone; la sua idea del bosone, appunto, non fu ben accolta dalla comunità, alcuni lavori gli furono rifiutati dal Physics Letters, altri, nel tempo, ottennero il giusto interesse grazie alla Physical Review Letters.
Dalla carta ai laboratori, questa è la strada maestra che porta alla costruzione, nelle caverne artificiali svizzere, del Large Hadron Collider, una creazione mai vista sulla faccia della terra e nemmeno al di sotto. Alcuni temevano che sotto i monti Giuria si potesse formare, per sbaglio, un piccolo buco nero capace di risucchiarci al suo interno. Le intenzioni, invece, erano quelle di ricreare le condizioni dell’universo appena nato, una frazione di secondo dopo il suo primo e sconvolgente vagito. Enormi problemi, come quello del 2008 in cui si assistette ad una esplosione di un elemento di un superconduttore causata da un difetto di saldatura, portano, inevitabilmente, al blocco delle operazioni per più di un anno ma è allo stesso modo impressionante vedere come, dopo controlli spasmodici al gigantesco impianto, si è giunti ad una tale scoperta.
Cos’è questo bosone di Higgs? È la particella che assicura la massa a tutte le altre particelle subatomiche della materia. Il 5 sigma, ovvero la probabilità di scoperta pari al 99,99994%, da una certezza sulla scoperta che elimina ogni insicurezza ed anzi, dai dati esaminati, si prospetta l’esistenza di altre particelle. Le caratteristiche della particella sembrano essere diverse da quelle che si teorizzavano. Queste anomalie verranno approfondite nei prossimi mesi perché, a detta di Gianotti ed Incandela, potrebbero rappresentare il ponte di unione tra il 4% di materia visibile ed il restante 96% formato da materia ed energia oscura. Rolf Heuer, direttore del Cern, è esaltato dalla scoperta di un tassello fondamentale della natura e coglie subito l’occasione per tuffarsi in nuove ricerche.
Il serafico e geniale Higgs, commosso alla presentazione, e mai propenso alle dispute dialettali coi colleghi ha comunque vinto quella piccola scommessa che accomuna tutti i più grandi scienziati della storia, superando ogni incredulità e persino il pensiero di un luminare cosmologo come Stephen Hawking che sentiva ci fosse qualcosa di errato in quella teoria. Probabilmente non ha tutti i torti, se il bosone spalanca le finestre ad una ventata di nuove teorie sulla fisica vuol dire che in quella teoria c’è molto di più! Proprio per questo motivo si celebra già Peter Higgs come il prossimo vincitore del Nobel per la fisica.
Paolo Licciardello








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