Ricordiamo il film dell’indimenticato Massimo Troisi per esprimere il nostro rammarico (se così ci è consentito dire) nell’apprendere che quella bocca apertasi qualche giorno fa in contrada Lipurino, nel parco dei Nebrodi, nel territorio del comune di Floresta, non è un geyser. Il diametro dell’apertura è di circa 2 metri e la sua forma ricorda quella di un imbuto rovesciato; dai rilevamenti si è appurato che le fuoriuscite di fumi e zolfo provengono da una profondità di circa 150 metri. La zona, famosa per cercatori di funghi nostrani, si ritiene punteggiata da altre bocche simili a quella in questione ma i ricercatori hanno stabilito che non possa trattarsi di un vero geyser. Al momento della scoperta sul suolo era presente molta neve intorno al sito, per questo motivo la macchia scura dell’apertura e delle sue immediate vicinanze, nonché il fumo denso che ne fuoriusciva, saltavano subito agli occhi degli uomini del distaccamento forestale di Foloresta. Avvertite immediatamente le autorità, ovvero il Parco Nazionale dei Nebrodi, l’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) ed il sindaco Nello Marzullo, è iniziato il lavoro di rilevamento dati. Eliminato prontamente il dubbio che fosse un fenomeno che portasse alla nascita di un vulcano secondario, dopo alcuni sopraluoghi, Mauro Coltelli ed i tecnici dell’Ingv hanno potuto affermare che si tratta di uno sfiatatoio , cioè di un punto dal quale viene rilasciato del vapore in corrispondenza di una formazione calcarea o, come spesso può accadere, in prossimità di una linea di faglia. Conosciamo questi fenomeni detti carsici proprio perché non sono sporadici e perché visibili anche nei territori nelle nostre vicinanze. È stato inoltre spiegato come il fumo proveniente dallo sfiatatoio sia in realtà il vapore che si crea per l’elevata differenza di temperatura tra il sottosuolo (caldo) e l’esterno (freddo). Si è quindi più volte escluso il diretto collegamento con le attività dell’Etna e delle isole Eolie pur trovandosi, il sito, sull’esatta congiungente dei due sistemi vulcanici. Anche il Dott. Domenico Patanè, direttore della sezione catanese dell’Ingv, ha escluso la nascita di un geyser spiegando come manchino all’appello elementi fondamentali ad esso associati, ovvero: non sono presenti fenomeni di vulcanismo e sopratutto non ci sono emissioni di acqua calda. Trovandoci in presenza di uno sfiatatoio sicuramente avvengo emissioni di gas e per tale motivo gli scienziati stanno effettuando, per maggiore sicurezza, altre misurazioni con uno spettrometro agli infrarossi per il flusso di anidride carbonica. Il dott. Patanè è convinto che nella zona possa ripresentarsi il fenomeno a causa delle caratteristiche geologiche del terreno; l’acqua che filtra attraverso il suolo calcareo porta alla formazione di cavità. La recinzione eretta nei pressi dello sfiatatoio protegge i visitatori incuriositi provenienti dalla comune ad un chilometro di distanza e da molte zone della Sicilia. In fin dei conti potrebbe essere una ulteriore attrattiva della nostra terra, da accudire nel migliore dei modi.
Paolo Licciardello







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