Volontà & impossibilità: il voto per gli studenti “fuori sede”


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Le proteste per garantire alcuni diritti – priorità sono all’ordine del giorno.

Grazie alle piattaforme virtuali, strumento di una comunicazione più immediata e diretta, l’evidenziare ciò che non và nella nostra italica Comunità e di conseguenza porre gli strumenti per eventuali mobilitazione, diviene assai più semplice. I giovani, al passo con i tempi e sempre pronti ad adempiere ai propri doveri/diritti, dopo aver messo in risalto l’importanza di offrire la possibilità agli studenti che si trovano fuori il confine alpino per studiare grazie al progetto Erasmus, rilevano l’importanza di far votare gli studenti “fuori sede”.  Anche i “fuori sede” degli atenei italiani protestano, reclamano e accusano il governo e le Istituzioni di negare loro «un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione».

Inizia così la “rivoluzione simbolica telematica” , visti i tempi tecnici modificare la legislazione vigente è impossibile, ma si vuole cercare di sensibilizzare attraverso la rete con nuove proposte risolutive, poiché «Lo Stato Italiano non garantisce questo diritto ai fuori sede e il Governo si ostina a non affrontare il problema».

Nascono anche comparazioni con i vicini di casa europei. In Olanda il diritto al voto viene assicurato attraverso il voto “per delega”, addirittura “on line” o per corrispondenza per alcune realtà come quelle tedesche, spagnole, polacche, finlandesi, svedesi, e tante altre.

L’Italia rimane un passo indietro. Come sempre.

Il decreto legge presentato prevedeva la possibilità “per chi dimostra di essere fuorisede, ma anche per chi lavora fuori dal proprio comune di residenza, di votare comunque”. Nulla di fatto. Gli studenti scrivono: “La proposta è stata bloccata per motivi tecnici: si è data precedenza alla legge elettorale. Purtroppo la situazione resta immutata: si voterà con il Porcellum e si negherà di nuovo il diritto di voto a tutti i fuori sede che non potranno tornare nel paese di residenza”.  L’altra strada percorribile a discrezione accademica è quella della “sospensione didattica prolungata”. Interrompere lezioni ed esami per consentire ai ragazzi di muoversi con maggiore tranquillità. Ad oggi non vi è una risposta positiva e generalizzata da tutti gli Atenei.

Alessia Aleo 

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