In una politica italiana storicamente maschilista, dove si sono dovute inventare le ‘quote rosa’ per dare pari opportunità alle donne di partecipare alla cosa pubblica, la lista dei radicali per le prossime elezioni alla Regione Lazio è stata esclusa dall’ufficio elettorale centrale“per il mancato rispetto del principio della pari rappresentanza dei sessi in quanto presente una donna in più”.
Il candidato alla presidenza Giuseppe Rossodivita, ex consigliere regionale e responsabile della caduta della Giunta Polverini, dopo lo scandalo della cattiva gestione dei soldi dei partiti della Regione, aveva di fatto inserito nel proprio listino 5 donne e “solo” 4 uomini. Fatto che dovrebbe essere lodato e preso da esempio da quei partiti, che considerano le donne in politica solo una merce di scambio, invece assistiamo ad un paradosso tutto italiano, dove il rinnovamento va punito e la vecchia classe politica continua a tenersi stretta la propria poltrona.
Rossodivita era anche corso ai ripari, chiedendo ad una sua candidata di farsi da parte e presentando alla Corte d’Appello un’istanza di riammissione, che è stata però rifiutata “per tardiva rinuncia e priva di effetti giuridici.”
Ma si sa, i radicali sono da sempre dei combattenti e hanno fatto ricorso al Tar del Lazio, che giovedì si è espresso riammettendo la lista Giustizia, Amnistia e Libertà per le prossime elezioni regionali del Lazio. La Corte, presieduta da Solveig Cogliani ha accolto la richiesta di riammissione, spiegando che: “il provvedimento di esclusione appare viziato laddove non ha ammesso la rinuncia della candidata Casu presentata proprio al fine di ripristinare il rispetto del principio di parità contestato”
Maria Chiara Coco







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