Il profumo della libertà


Siamo fin troppo abituati a godere di quel bene di lusso che si chiama libertà. Siamo liberi di indossare gli abiti che preferiamo, siamo liberi di mangiare ciò che vogliamo, siamo liberi di scrivere baggianate sui social senza troppo pensare, siamo, appunto, persino liberi di non pensare.

La libertà è un dono prezioso, non appartiene a tutti. Quando, però, la si acquista con fatica, dopo estenuanti lotte la felicità è liberatoria, non si può trattenere ed è quanto documentato dal giornalista Jack Shahine, che professa la professione nel Rojava, il Kurdistan siriano.

Il reporter è riuscito ad immortalare un momento topico, l’attimo in cui le donne si sfilano il burqa, alla quale erano obbligate, dopo aver raggiunto il Rojava, lasciandosi alle spalle le aree della Siria controllate dai jihadisti dello Stato islamico.

Questi scatti imperfetti riescono a cogliere l’essenzialità dell’emancipazione, semplice e colorata. Infatti, è subito riscontrabile il contrasto delle cromie, il nero, che come tutti sappiamo comprende i colori dello spettro luminoso, esplode dividendosi in pigmenti. Il burqa lascia lo spazio agli abiti colorati, quelli che per noi sono vesti normali, sono indumenti che possono esprimere il proprio modo di essere e renderci identità differenti l’una dall’altra.

Cos’è la libertà? Una risposta soggettiva che può essere influenzata dalla lettura delle opere di  Kant, dal proprio vivere morale o semplicemente da uno scatto rubato in una zona al confine con il rigore autoritario sterile.

In certi casi la libertà può essere gioia, consapevolezza e amore per sé stessi e il prossimo.

Alessia Aleo

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