Pakistan: liberati i talebani condannati per l’attentato a Malala Yousafzai


NEW YORK, NY - JULY 12:  Malala Yousafzai, the 16-year-old Pakistani advocate for girls education, who was also shot in the head by the Taliban, speaks at the United Nations (UN) Youth Assembly on July 12, 2013 in New York City. The United Nations declared July 12 "Malala Day." Yousafzai also celebrates her birthday today.  (Photo by Andrew Burton/Getty Images)
NEW YORK, NY – JULY 12: Malala Yousafzai, the 16-year-old Pakistani advocate for girls education, who was also shot in the head by the Taliban, speaks at the United Nations (UN) Youth Assembly on July 12, 2013 in New York City. The United Nations declared July 12 “Malala Day.” Yousafzai also celebrates her birthday today. (Photo by Andrew Burton/Getty Images)

 

Ribaltato in Pakistan il verdetto contro gli attentatori di Malala Yousafzai, l’attivista pakistana vincitrice del premio Nobel per la pace nel 2014. Dopo essere state condannate a 25 anni di prigione, infatti, otto delle dieci persone accusate di aver attentato alla vita della giovane attivista sono state liberate.

Malala venne attaccata da un gruppo di militanti vicini ai talebani pakistani nel 2012, quando aveva solo 15, per il suo impegno nella promozione dell’istruzione femminile nel suo Paese: gli attentatori erano saliti a bordo dell’autobus che la stava conducendo nella scuola che frequentava nel distretto amministrativo dello Swat, nel nord del Pakistan, e avevano fatto fuoco, ferendo lei e altre due ragazze. Malala è sopravvissuta alle ferite e da allora vive a Londra a causa delle minacce ricevute dai talebani, senza però mai cessare di battersi in favore delle donne, ottenendo per il suo impegno riconoscimenti in tutto il mondo.

Dopo l’attentato, le autorità pakistane avevano riferito che i terroristi erano fuggiti in Afghanistan. Nel settembre del 2014, però, dieci persone erano state arrestate con l’accusa di aver preso parte all’attacco terroristico. Lo scorso aprile un tribunale militare segreto aveva reso noto che i dieci uomini avevano confessato ed erano stati condannati a 25 anni di prigione. Venerdì quello stesso verdetto è stato totalmente ribaltato: otto dei dieci arrestati, infatti, sono stati liberati; gli altri due sono stati condannati all’ergastolo.

Le autorità pakistane sostengono che questa confusione è dovuta alla segretezza del processo. In Pakistan, infatti, i processi contro i miliziani islamisti sono condotti da tribunali militari segreti, nati per proteggere l’identità dei giudici ed evitare possibili ritorsioni. I dubbi sull’efficacia di tali tribunali restano però forti poiché, secondo molto critici, spesso vengono utilizzate prove poco solide e inflitta la tortura ai prigionieri per estorcere confessioni.

Gli otto talebani, stando alle dichiarazioni ufficiali, sono stati liberati per mancanza di prove. I mandanti dell’attentato indicati dalle autorità pakistane sono ancora oggi liberi e si troverebbero in Afghanistan.

Aurora Circià

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