
Nel 1960 Scarr e Salapatek attuarono un interessante esperimento sui cambiamenti evolutivi nel comportamento dei neonati.
Gli autori sottoponevano i neonati a stimoli in grado di provocare l’emozione della paura,attraverso la presenza di un volto non familiare,l’utilizzo di una scatola con uno di quei pupazzi che escono a sorpresa,un cane giocattolo che simulava l’abbaiare o un rumore forte.
Con questo esperimento si è notato che i bambini intorno ai 5 mesi di vita,manifestavano la paura dei rumori forti,ma curiosità verso un volto o un giocattolo nuovo,mentre intorno ai 18 mesi manifestavano diffidenza e paura nei confronti degli adulti sconosciuti o col volto coperto da una maschera.
Intorno ai 2-3 anni di età,quando si sviluppano le abilità linguistiche,gli autori notarono una vita emozionale più complessa e strutturata. Infatti più i bambini crescono,più le emozioni sono correlate alle credenze,ai desideri e agli obiettivi che intendono raggiungere,quando per esempio utilizzano il pianto per ottenere qualcosa.
Un altro esperimento ha permesso di monitorare la relazione empatica che si stabilisce all’interno di un gruppo di bambini dai due ai cinque anni d’età:alcuni erano infatti in grado di spiegare le emozioni provate dagli altri bambini dopo un litigio o quando veniva loro restituito un giocattolo.
La maggior parte dei ricercatori concordò sul fatto che il temperamento abbia una componente genetica importante sia quando i bambini stanno da soli, che in gruppo,una sorta di base biologica o neurofisiologica. Alcuni bambini infatti sono calmi e quieti e si arrabbiano solo per brevi periodi,altri più volubili,impiegano più tempo per accettare la compagnia di amici nuovi con cui giocare.Queste differenze individuali dipendono dal temperamento e sono innate,con un certo grado di ereditarietà,studio confermato dalla ricerca sui gemelli monozigoti,che condividono tutti i loro geni e su quelli dizigoti,che ne condividono la metà.
La comprensione delle proprie emozioni e di quelle altrui, da parte del bambino,durante la crescita,rappresenta un punto cruciale da cui partire in ambito educativo,per lo sviluppo della vita sociale e delle relazioni con i propri coetanei e con chi se ne prende cura.
Valeria Di Bella
fonte: “Manuale di Psicologia Generale” di M.W.Eysenck






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