“Spiazzare” favorisce la comunicazione


In uno dei miei primi giorni di lavoro in una scuola primaria del Nord un collega mi disse che, dato che la maggior parte di noi siciliani non conosce la differenza tra verbi transitivi e intransitivi, avrei dovuto fare molta attenzione soprattutto nei colloqui con Preside e genitori. Io, dopo aver respirato profondamente e mostrando un sorriso smagliante, ringraziai il collega del prezioso consiglio rassicurandolo del fatto che avrei curato con precisione chirurgica la mia arte oratoria. (In psicologia questa, grosso modo,  è la tecnica dello spiazzamento).

Ebbene sì! I nostri incontri dipendono, in parte, dal fatto che tutti seguono un copione condiviso anche se non scritto. Attraversiamo la vita reagendo alle situazioni che ci sono familiari attenendoci sempre allo stesso copione: diciamo “bene” quando ci chiedono come stiamo; mandiamo “cordiali saluti” a sconosciuti nelle email  e  se ci sentiamo offesi andiamo in escandescenza! Ma se spezziamo la routine dando agli altri qualcosa di leggermente più interessante su cui riflettere, la loro reazione diventa imprevedibile. Una volta al di fuori dai loro copioni autodifensivi, quasi tutte le persone si dimostrano abbastanza empatiche e generose. “È come se il dettaglio insolito li scuotesse da una specie di torpore, e vedessero quel momento come l’inizio di  un’interazione invece che come un rumore ambientale da ignorare”, ha scritto di recente Alex Fradera sul blog del Research Digest, riportando i risultati di una nuova meta-analisi che conferma che la tecnica dello spiazzamento funziona.

Un tipo di allontanamento dal copione simile a questo e ancora più significativo è quello che gli psicologi chiamano “non complementarità”, cioè il deliberato rifiuto di rispettare gli schemi emotivi e comportamentali che una situazione sembra richiedere.

Uno straordinario esempio di questo meccanismo tratto dalla vita reale lo troviamo sul  Podcast Invisibili della National public radio, in cui una cena tra amici a Washington viene interrotta dall’arrivo di un rapinatore armato. Con grande prontezza di spirito, uno degli ospiti gli offre un bicchiere di vino. L’uomo accetta, mette via la pistola e borbotta: “Credo di essere venuto nel posto sbagliato”. Poi abbraccia tutti e se ne va (con il bicchiere di vino).

Questo episodio non dimostra necessariamente che l’amore trionfa sempre sull’odio, ma più semplicemente che anche gli incontri più spaventosi dipendono, almeno in parte, dal fatto che tutti seguono un copione condiviso anche se non scritto. Appena uno dei partecipanti si rifiuta di farlo, la tensione che avrebbe potuto portare a uno scontro, si smonta.

Non sono sicura che saprei farlo mentre qualcuno mi punta una pistola addosso, ma in situazioni meno rischiose vale la pena provarci. Da tutte queste ricerche si evince che smontare gli schemi migliora la comunicazione e non sempre è complicato!

Giusi Lo Bianco

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