Ritrovato nell’Area Marina Protetta di Aci Trezza un ceppo d’ancora in piombo di epoca romana


Con il ritrovamento di mercoledì 19 agosto si aggiunge un ulteriore tassello al ricco patrimonio archeologico dell’Area dei Ciclopi

 

Le acque della Riviera dei Ciclopi sono state da sempre un importante crocevia del Mediterraneo, i cui fondali custodiscono ancora oggi il passaggio dell’uomo nei secoli. E infatti mercoledì 19 agosto è stato ritrovato nelle acque dell’Area Marina Protetta un ceppo d’ancora in piombo, risalente all’epoca romana. Il reperto è stato individuato a seguito delle segnalazioni dell’ASD Cacciatori di Reti Fantasma, a cui sono seguite poi le procedure per il recupero dell’ancora. L’operazione è stata effettuata con il coinvolgimento dei responsabili dell’Area Marina Protetta e i membri dell’ASD Cacciatori di Reti Fantasma. L’antico ritrovamento è stato poi consegnato alle autorità competenti e da lì seguirà il percorso per il riconoscimento, la datazione e l’assegnazione in custodia.

L’evento dei giorni scorsi non rappresenta un caso isolato per l’area della Riviera dei Ciclopi. Le acque di Aci Castello, Aci Trezza e Capo Mulini hanno custodito nei loro fondali numerosi reperti di epoche diverse, i cui ritrovamenti hanno dato un importante contributo per lo studio archeologico dell’area in cui insistono. Basti pensare ai ritrovamenti degli anni Sessanta di alcune anfore vinarie del IV secolo a.C. e di altri reperti ceramici di epoca medievale e rinascimentale, che testimoniano l’importante flusso di persone che solcavano le nostre acque.

Anche nel 1975, nello spazio tra l’Isola Lachea e il porto, a dodici metri di profondità, furono ritrovati numerosi frammenti di anfore appartenenti a diversi paesi: Spagna, Egitto, Africa e Magna Grecia, databili dal I al VII secolo d.C. Ulteriori ritrovamenti emersero dai fondali tra il 1995 e il 2001 grazie ad un’operazione condotta dall’Università di Catania. In quell’occasione furono scoperte alcune antiche ancore in ferro e una diversa varietà di anfore a circa 250 metri dalla costa di Capo Mulini. I reperti risalivano dall’età romana repubblicana fino all’alto medioevo. Da questa ricognizione nacque il percorso archeologico subacqueo delle ancore, facente parte della zona dell’Area Marina Protetta e riconoscibile in superficie da una boa di segnalazione. Il percorso fu pensato per una piena inclusione: infatti è accessibile anche ai sommozzatori non vedenti grazie a un itinerario tattile, in modo da rendere fruibile a tutti il patrimonio archeologico delle nostre acque.

Alcuni dei molti reperti trovati nelle nostre acque sono oggi ospitati nel Museo Civico di Aci Castello, con sede al Castello Normanno. In particolare nella sezione di archeologia subacquea è possibile osservare anfore di età romana e tardo romana.

Il valore di ritrovamenti come questi risiede in un più ampio racconto storico: quello di un mare che da secoli rappresenta non solo uno sfondo all’attività dell’uomo, ma un importante punto di passaggio lungo le principali rotte del Mediterraneo, custodendo nei fondali tracce di epoche diverse.

Il nuovo reperto conferma così l’importanza storica dell’area della Riviera dei Ciclopi, e testimonia la ricchezza archeologica e il valore del patrimonio culturale dei nostri mari.

 

Nicoletta Scierri

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