La patata bollente passa ora alla Camera.
Il Senato ha finalmente votato (1.3.2012) la fiducia chiesta dal governo sul decreto legge liberalizzazioni. I voti a favore sono stati 237, 33 i contrari e 2 gli astenuti.
Ora il decreto passerà alla Camera per la seconda lettura.
Soddisfatta la relatrice Simona Vicari: “Il Senato ha vigilato, era stato fatto un lavoro eccezionale in commissione ed era giusto che valesse quel testo approvato nonostante il pressing di queste ore, specie delle banche”.
Ma con una mossa a sorpresa, proprio mentre si stava svolgendo il voto di fiducia, il Giuseppe Mussari ha convocato una conferenza stampa e annunciato le dimissioni del comitato di presidenza per protestare contro le misure contenute nel provvedimento. Sotto accusa da parte dell’Abi, l’emendamento del Pd (approvato in commissione Industria), che annulla le commissioni bancarie sulle linee di credito. “E’ la goccia che ha fatto traboccare il vaso” spiega il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, spiegando che se la norma sarà confermata, allontanerà gli impieghi delle banche straniere in Italia e costringerà a rivedere il sistema del credito a imprese e famiglie. A rischio anche la salvaguardia degli oltre 300mila bancari: “Se si continuasse a incidere sui ricavi bancari, anzichè sulla trasparenza, anche questa salvaguardia dell’occupazione verrebbe messa in discussione. Noi banche non siamo i nemici di famiglie e imprese e non accetteremo più un atteggiamento così avverso all’impresa bancaria”.
Protesta anche della Confindustria secondo cui la norma contenuta nel D.L. liberalizzazioni che prevede l’annullamento delle commissioni bancarie “è da correggere”. Tale disposizione “inciderebbe sul livello dei tassi di interesse determinando un aumento generalizzato proprio in una fase in cui raggiunto soglie difficilmente sostenibili per le imprese”. Rabbiosa anche la reazione degli istituti di credito.
Il governo si difende: secondo il relatore del PD, Filippo Bubbico, ci sarebbe “la volontà dell’esecutivo di trovare una soluzione nel decreto legge sulle semplificazioni all’esame della Camera”. La modifica dovrebbe rendere la norma applicabile solo alle banche che non si adeguano alle norme sulla trasparenza.
Il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Antonio Catricalà, sul punto precisa che: “Un emendamento alla Camera c’è, il governo non si metterà di traverso ma deve essere un’iniziativa parlamentare condivisa da tutte le parti politiche che ci sostengono”.
Stessa posizione da parte del leader del Pd, Pier Luigi Bersani: “Palesemente è uscita una norma, durante una febbricitante discussione notturna, che deve essere corretta, diamo piena disponibilità a correggerla – ha detto – si può fare nel decreto semplificazioni, ma il governo deve pronunciarsi”.
Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ha semplicemente aggiunto che sarà Monti a decidere e che le dimissioni del comitato di presidenza dell’Abi, sono il “sintomo del grande disagio del settore bancario che è vicino all’economia del Paese”.
Non resta che aspettare il voto della camera, anche se il risultato sembra quasi scontato. Mi chiedo semplicemente se sia giusto governare ricorrendo “alla fiducia”, soprattutto quanti si ritiene che le riforme non solo sia necessarie, ma che debbano essere attuate nei termini precisi e austeri con cui ci vengono inculcate.
Angela Scalisi







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