In molti hanno già sentito parlare della comunicazione non verbale, ossia il modo di comunicare non attraverso le parole, ma attraverso il linguaggio del corpo. Viene definito come un linguaggio analogico che consente di definire la relazione in atto tra sé e l’interlocutore.
Il linguaggio non verbale si esplica attraverso due sistemi definiti Cinesica e Prossemica.
La Cinesica , trae la sua etimologia dal greco Kinesis, ossia movimento, studia tutte le caratteristiche espressive che i gesti, le espressioni, la postura del corpo, comunicano all’esterno. Si parla di comunicazione analogica perché non è possibile controllarla psicologicamente, a differenza del linguaggio parlato che possiamo costruire abilmente, celando le verità più intime.
Il primo atto comunicativo del sistema cinestesico è il contatto visivo, che già stabilisce la relazione tra i due soggetti, dall’interesse alla sfida.
La mimica facciale, è l’altro aspetto del volto che esprime e fissa il tipo di rapporto che si intende instaurare.
I gesti invece sono quei movimenti, perlopiù compiuti con le mani, che servono per accompagnare il discorso, rafforzare il significato delle parole o per dare una chiave di lettura difforme da ciò che viene espresso verbalmente.
Alcuni studiosi del comportamento cinesico hanno voluto classificare i gesti in 5 categorie: emblemi, illustratori, manifestatori di emozioni, regolatori, adattatori.
I gesti emblemi,possono essere considerati come dei codici di segnali condivisi uniformemente, come ad esempio il gesto per dire “ok”.
I gesti illustratori, hanno una funzione indicativa, servono a completare il contenuto della comunicazione.
I gesti per manifestare emozioni, vengono espressi attraverso i movimenti dei muscoli facciali e del corpo e sono strettamente correlati alle emozioni di paura, collera, tristezza, felicità, sorpresa, disgusto.
Quelli definiti regolatori ,vengono utilizzati per regolare il flusso della comunicazione, mentre quelli adattatori, intervengono per adattarsi alle circostanze del momento ed alle persone che si hanno di fronte.
La Prossemica, invece, è la disciplina che osserva lo spazio personale in funzione di quello relazionale con un altro individuo, e di come viene percepito.
Bisogna innanzi tutto tener conto della cultura di ciascun soggetto, perché in questo ambito, un arabo, ad esempio, avrà culturalmente una percezione diversa del proprio spazio individuale rispetto ad un europeo.
Infatti, mentre per il primo la distanza non viene percepita in centimetri, ma in termini di sguardi e atteggiamenti, per il secondo la distanza ha delle misure precise, che vanno a stabilire il quadro di riferimento relazionale tra sé e gli altri.
Infatti si parla di distanza intima (0,5m)quando tra sé e l’altro soggetto, normalmente il partner o un figlio,vi è uno spazio ridotto che permette un contatto visivo diretto, permette di respirare gli odori, avvertirne le emozioni.
La distanza personale , invece è uno spazio in cui rientrano i rapporti con gli amici, colleghi, o comunque che a vario titolo rientrano nella sfera confidenziale, che di prassi si conta in 1,2 m. Questa distanza consente il contatto, ma non ad esempio gli odori.
La distanza sociale invece è quello spazio, caratterizzato da rapporti formali, in cui non c’è contatto, che consta di circa 3,0m.
Un altro tipo di distanza è quella Pubblica in cui si viene percepiti come facenti parte dell’ambiente, non c’è rapporto diretto.
Il linguaggio non verbale non si esaurisce solo in questi aspetti, è un mondo comunicativo che ha affascinato molti studiosi, perché ricco di espressività scevre da condizionamenti esterni, difficilmente occultabili.
Pertanto per comunicare non servono parole!
Valeria Barbagallo






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