Sant’Agata torna ad Aci Castello dopo 900 anni: una notte di fede, memoria e partecipazione


Migliaia di fedeli in Piazza Castello per accogliere le reliquie della Patrona di Catania nel luogo che, secondo la tradizione, segnò il loro ritorno da Costantinopoli

Aci Castello ha vissuto una di quelle serate destinate a entrare nella memoria collettiva. Domenica 16 agosto Piazza Castello si è riempita di fedeli, cittadini e pellegrini giunti per accogliere le reliquie di Sant’Agata, tornate simbolicamente nel luogo dal quale, novecento anni fa, ebbe inizio il loro rientro verso Catania.

Un appuntamento dal forte valore religioso, ma anche storico e identitario. La presenza delle reliquie ai piedi del maniero normanno ha ricostruito idealmente quanto avvenne nella notte tra il 16 e il 17 agosto del 1126, trasformando Aci Castello in uno dei luoghi centrali delle celebrazioni per il IX centenario della traslazione.

La veglia di preghiera, presieduta dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano e legato pontificio inviato da Papa Leone XIV, si è svolta in un’atmosfera di raccoglimento e intensa partecipazione. Dopo aver lasciato la Cattedrale di Catania, le reliquie hanno raggiunto il borgo marinaro scortate da un corteo delle forze dell’ordine, per poi essere accolte dalla comunità castellese e dalle autorità civili e religiose.

La storia del ritorno da Costantinopoli

Il legame tra Aci Castello e Sant’Agata affonda le proprie radici nel Medioevo. Secondo la tradizione tramandata dall’“Epistola” del vescovo Maurizio, le reliquie della martire catanese furono portate a Costantinopoli nel 1040 dal generale bizantino Giorgio Maniace, durante la spedizione militare condotta in Sicilia.

Rimasero lontane da Catania per 86 anni, fino a quando due soldati, ricordati con i nomi di Gisliberto e Goselmo, riuscirono a riportarle in Sicilia. Il 17 agosto 1126 approdarono nei pressi del Castello di Aci, dove furono accolti dal vescovo Maurizio e da una popolazione accorsa durante la notte. Da quel momento ebbe inizio il cammino verso Catania, tra manifestazioni di gioia e devozione.

È proprio questo episodio a essere ricordato ogni anno con la festa estiva di Sant’Agata, la cosiddetta “Sant’Aita di menzaustu”. L’edizione del 2026 ha però assunto un significato irripetibile: la ricorrenza dei nove secoli ha consentito di ricostruire, almeno simbolicamente, il viaggio che restituì alla città la sua Patrona. La tappa di Aci Castello non è stata quindi una semplice visita, ma un ritorno alle origini della memoria agatina.

Una macchina organizzativa imponente

La presenza di migliaia di persone ha richiesto un articolato piano di sicurezza, predisposto attraverso settimane di riunioni e confronti tra Comune, Questura e Prefettura. In Piazza Castello sono state create due distinte cinture di sicurezza ed è stato necessario mantenere libere le vie di fuga.

Le misure adottate hanno inevitabilmente causato alcuni disagi, in particolare per la riduzione dei parcheggi e per le limitazioni alla circolazione. L’amministrazione comunale ha tuttavia ribadito come, davanti a un’affluenza tanto elevata, la tutela delle persone dovesse rappresentare la priorità assoluta.

Nel suo messaggio alla cittadinanza, il sindaco ha espresso dispiacere per non aver potuto partecipare personalmente a causa di un improvviso problema di salute, spiegando di avere comunque seguito lo svolgimento della manifestazione. Ha quindi ringraziato le forze dell’ordine, la Polizia municipale, i volontari, gli uffici e i dipendenti comunali, la Commissione per i festeggiamenti di Sant’Agata, il parroco e l’intera comunità ecclesiale.

Un ringraziamento è stato rivolto anche al prefetto, al questore, al sindaco di Catania e alle autorità intervenute, oltre che al capo di Gabinetto Gabriele D’Ambra per il lavoro svolto nell’organizzazione e nella predisposizione del piano di sicurezza.

Il pellegrinaggio verso Catania

La permanenza delle reliquie ad Aci Castello è proseguita durante la notte. Alle 4 del mattino del 17 agosto è cominciato il pellegrinaggio verso Catania, lungo un percorso di circa sette chilometri e mezzo. Alla rotatoria di Sant’Agata, nella zona del Rotolo, è stata svelata una targa commemorativa; poco dopo, il suono festoso delle campane e i fuochi d’artificio hanno annunciato alla città l’avvicinarsi delle reliquie.

L’arrivo in Piazza Duomo ha rappresentato uno dei momenti più solenni dell’intero programma. Le reliquie sono state ricomposte nello scrigno e nel busto reliquiario, prima dell’apposizione dei sigilli e dell’incoronazione di Sant’Agata da parte del cardinale Parolin. Sono seguite le celebrazioni religiose in Cattedrale e la processione per le vie del centro storico. 

La tre giorni, iniziata il 16 agosto, si è conclusa il 18 con la solennità della Dedicazione della Cattedrale e la Messa di ringraziamento presieduta dall’arcivescovo Luigi Renna. Al termine, le reliquie sono tornate nel sacello, chiudendo un programma straordinario che ha coinvolto Catania, Aci Castello e l’intera comunità diocesana. 

Novecento anni dopo, Sant’Agata ha così percorso nuovamente la strada che unisce il mare di Aci Castello alla sua città. Una notte di fede e commozione che ha ricordato come la devozione agatinanon appartenga soltanto alla storia religiosa di Catania, ma costituisca un patrimonio capace di tenere insieme territori, generazioni e comunità.

 

Valeria Buremi

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