El Niño si rafforza: l’allarme dell’Onu per possibili eventi estremi fino al 2027


El Niño continua a intensificarsi e potrebbe diventare uno degli episodi più forti osservati negli ultimi decenni. L’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), agenzia specializzata delle Nazioni Unite, avverte che il fenomeno avrà importanti conseguenze sulle temperature e sulle precipitazioni, aumentando il rischio di siccità, alluvioni e ondate di calore in diverse aree del pianeta.

Secondo le più recenti previsioni, la probabilità che El Niño prosegua fino a febbraio 2027 è vicina al 100%. Il fenomeno dovrebbe raggiungere la massima intensità verso la fine del 2026, mentre alcuni dei suoi effetti potrebbero continuare a manifestarsi anche nei mesi successivi. Le temperature superficiali del Pacifico tropicale centro-orientale risultano già nettamente superiori alla media e, in alcune zone, le acque in profondità hanno fatto registrare anomalie di oltre 8 gradi. 

Che cos’è El Niño

El Niño è un fenomeno climatico naturale che nasce nell’Oceano Pacifico equatoriale e si presenta, generalmente, ogni due-sette anni. In condizioni normali, i venti spingono le acque superficiali più calde verso l’Asia e l’Australia. Durante El Niño questi venti si indeboliscono e una grande quantità di acqua calda si sposta verso il Pacifico centrale e orientale, in direzione delle coste del Sud America.

Il cambiamento può sembrare circoscritto all’oceano, ma in realtà modifica la circolazione dell’atmosfera e, di conseguenza, la distribuzione delle piogge e delle temperature in numerose parti del mondo. El Niño rappresenta la fase calda del ciclo climatico chiamato ENSO; la sua fase fredda prende invece il nome di La Niña. 

Da dove deriva il nome

Il nome ha origini antiche. Furono i pescatori peruviani a notare che, in alcuni anni, una corrente insolitamente calda compariva lungo le coste del Sud America nel periodo natalizio, provocando anche una riduzione della pesca.

Per questo la chiamarono “El Niño”, espressione spagnola che significa “il bambino” e che, in questo caso, faceva riferimento a Gesù Bambino. Soltanto molti anni dopo gli studiosi compresero che quel riscaldamento locale faceva parte di un meccanismo molto più ampio, capace di influenzare il clima globale.

Siccità, alluvioni e caldo estremo

Le conseguenze non sono uguali in ogni territorio. El Niño è generalmente associato a piogge più abbondanti e possibili alluvioni in alcune zone del Sud America, dell’Africa orientale e degli Stati Uniti meridionali. Al contrario, può favorire siccità in Australia, Indonesia, Africa australe e in alcune aree dell’Asia meridionale, con effetti sull’agricoltura, sulle risorse idriche e sulla sicurezza alimentare.

Un evento molto forte può inoltre contribuire all’aumento della temperatura media globale. Ciò non significa, però, che ogni singola ondata di calore o alluvione sia causata direttamente da El Niño. Gli effetti dipendono dalla stagione, dall’intensità del fenomeno e dall’interazione con altri sistemi oceanici e atmosferici. 

Il rapporto con il cambiamento climatico

El Niño non è provocato dal cambiamento climatico: si tratta di un’oscillazione naturale che esiste da secoli. Il riscaldamento globale causato dalle emissioni umane, tuttavia, crea una base di partenza più calda e può amplificare alcune conseguenze, rendendo più pericolosi il caldo estremo e le precipitazioni intense.

Per l’Italia e il Mediterraneo non esiste un effetto automatico e sempre uguale. Le ripercussioni sono più indirette e difficili da prevedere rispetto a quelle osservate nelle regioni affacciate sul Pacifico. Per questo l’Omm invita a seguire gli aggiornamenti dei servizi meteorologici nazionali e a trasformare le previsioni stagionali in misure concrete di prevenzione, soprattutto nei settori più esposti come agricoltura, sanità, energia e gestione delle risorse idriche.

 

Valeria Buremi

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